Dentro la foresta

Dentro la foresta
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Grainne ha diciotto anni, vive a Dublino e si appresta dopo molti anni a rivedere la madre Rosemary, che l’ha abbandonata quando era piccola. Sandra, la sua matrigna, è in partenza per la Finlandia con Tom e Johnny, i due figli nonché fratellastri della ragazza, per lasciarle il tempo e lo spazio necessari all’atteso chiarimento. Un chiarimento che non passa attraverso frasi fatte e facili sentimentalismi, ma si realizza nella disarmante chiarezza delle ammissioni della madre di Grainne, che riconosce senza falsi pudori di non avercela fatta, semplicemente, ad essere madre. E mentre Grainne cerca di ricostruire un dialogo con lei, Tom, Johnny e Sandra vivono un’autentica avventura nelle foreste innevate della Lapponia, addentrandosi con le slitte trainate dagli husky fin nelle zone più remote e selvagge. Ed è proprio durante una di queste spedizioni che Sandra scompare tra le nevi. Una situazione di estremo pericolo che mette i due ragazzi in primo piano, fino a farli diventare eroi, in grado di porre rimedio al problema e di salvare la madre...
La coerenza dell’impianto narrativo di Dentro la foresta sta proprio nella capacità dell’autore di affiancare le vicende di due madri “perdute”, seppure in modo diverso, e di investire di un ruolo fondamentale i loro figli, che trovano la forza necessaria per ritrovarle. La prospettiva adottata nella narrazione è proprio quella dei ragazzi, “sposata” con gioia da un autore come Roddy Doyle che ha alle spalle anche una lunga esperienza di insegnante e che pare trovarsi particolarmente a suo agio con i personaggi più giovani, in particolare con i teenager, ai quali affida anche alcune frasi pungenti sul mondo degli adulti (in questo romanzo, ad esempio, Tom e Johnny li definiscono “molto occupati e molto gentili, ma anche un po' stupidi"). Due storie per una famiglia, quelle raccontate da Doyle, due registri, due ambienti completamente diversi. Due atmosfere si contrappongono, con tutta la staticità dell’imbarazzo di una madre e di una figlia che non riescono a parlare perché quasi sconosciute e la vivacità del gioco, dell’avventura di Tom e Johnny, che insieme alla mamma si sentono quasi al centro di una fiaba. Ancora una volta Doyle, che secondo Nick Hornby “ha ridefinito da solo, almeno su questa sponda dell’Atlantico, cosa debba intendersi per narrativa letteraria”, si conferma capace di dar corpo a trame ricche ed emozionanti. Una storia, questa, che ha tutto il sapore della modernità, che descrive con efficacia una famiglia allargata, decisamente imperfetta ma pronta a crescere. A partire dagli adulti.

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