Dentro la vita

Paula Becker ha vent’anni quando il 23 aprile 1896 è a Berlino e confessa al suo diario che “Quattro mattine alla settimana sono per le mie lezioni di disegno e questo soltanto sta ora al centro dei miei pensieri”. È così focalizzata sulla sua passione/ossessione per il disegno che studia, di ogni persona che incontra, i tratti, le ombre, come e dove la luce si posiziona sul volto. Da Berlino si trasferisce a Worpswede, in Bassa Sassonia, dove da una decina d’ anni opera un gruppo di pittori che in qualche modo riprendono il sentimento artistico della scuola francese di Barbizon. Assorbirà molto da questa nuova esperienza e da ragazzina timida che nascondeva i propri disegni alla famiglia inizia a diventare una donna sempre più consapevole delle proprie capacità artistiche. Qui incontra Otto Modersohn che sposerà di lì a poco. Il loro matrimonio avrà un andamento tortuoso perché l’arte, la pittura in particolare, presserà sempre più intensamente sull’animo di Paula, tanto da farla decidere di trasferirsi da sola a Parigi per stare il più vicino possibile al suo cuore pulsante…

Paula Becker è stata una grande pittrice, con un piccolo problema: era donna. Gli anni in cui ha vissuto, tra la fine e gli inizi del Novecento, (vita breve perché morì a soli trentuno anni, un mese dopo la nascita della figlia) sono anni prolifici per i movimenti artistici, per le avanguardie, e la sua grande affiliazione con l’arte le fa crescere una voglia smodata per lo studio e la ricerca. Ma appunto, è una donna, sposata, e il marito nonostante condivida la sua stessa passione artistica, fatica molto a lasciarle lo spazio che chiede. Alla fine cede, e questo comporta il naufragio del loro matrimonio, consacrando però Paula come fautrice della nascita del movimento espressionista tedesco die Brücke e come personaggio molto carismatico, considerata guida per molti giovani artisti tedeschi; così importante che nel 1927 viene aperto a Brema il Becker Museum, primo museo in assoluto dedicata a un’artista donna. Nel libretto edito da Via del Vento, casa editrice sempre molto attenta a raccogliere testimonianze preziose perché poco conosciute o addirittura inedite, sono racchiusi alcuni frammenti del suo diario e delle sue lettere. Come per ogni artista, gli scritti che narrano la vita quotidiana sono un oculo aperto sul dietro l’opera d’arte, sul volto velato che sta a monte. Così, in questo caso specifico, scopriamo i passi di Paula verso la conquista della propria maturità personale e artistica, sappiamo della nostalgia per la famiglia rimasta a Brema e delle incomprensioni che la lontananza ha causato. Scopriamo anche come il sacro fuoco dell’arte non possa essere spento, ma lasciato libero di bere ossigeno e rigenerarsi.



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