Depilando Pilar

Depilando Pilar

Lazzaro Santandrea, la calamita per le calamità, è colpito da un condiloma, un’infezione a trasmissione sessuale relativa a una pratica che certamente non gli appartiene. Parte da via Pace a Milano, in cui si trova il reparto dermatologia del Policlinico, la sua nuova incredibile avventura. E mentre Lazzaro per la prima volta è costretto a mostrare il suo lato b ad un uomo, fuori si scatena una particolare epidemia. Onesti tassisti, accomunati solo dall’avere una deformità fisica visibile e un passeggero in comune, si trasformano in spietati assassini delle proprie famiglie. Lazzaro, diventato nel frattempo un volto della TV, un divo delle televendite, viene continuamente riconosciuto e inevitabilmente coinvolto in un crescendo di avvenimenti sempre più al limite del verosimile. La grande Eulalia, una delle tassiste omicide, nel tentativo di togliersi la vita lanciandosi da una finestra, cade su Lazzaro e i suoi amici Pogo e Desade. Riconosciuta da Pogo come una collega - il che ne esclude la colpevolezza nonostante la confessione - viene presa sotto la custodia di Santandrea, che indagando e inciampando nelle connessioni fra la torbida vicenda dei tassisti omicidi e le indicibili attività del suo attuale datore di lavoro, produttore fra le altre cose dei materassi Spermaflex, (vedi televendita sopra descritta), scopre di avere un figlio, è assalito dal dubbio di essere diventato omosessuale o quantomeno bisex, si trova coinvolto con un personaggio a dir poco discutibile, una specie di Sciacallo, che opera a Marsiglia, ma non disdegna le trasferte…

Giustamente qualcuno si starà chiedendo: “Ma Pilar?” Ogni cosa a suo tempo, arriverà anche Pilar a farsi depilare, mentre Lazzaro, in attesa di depilare Pilar, toglierà il pelo, pardon il velo di mistero che aleggia in questo romanzo, riportando al suo posto ogni cosa e ogni personaggio. Una sorta di omaggio alla saga di Lazzaro, una citazione per ognuno dei personaggi che abbiamo conosciuto amato e odiato, nei precedenti romanzi, da Lazzaro vieni fuori a Bernadette che ha visto la madonna. L’immancabile e incommensurabile mamma Santandrea, Benvenuto e Venturella. Pinketts rende omaggio citandoli qua e la, anche a molti colleghi, e incidentalmente incontra Lazzaro, o forse Lazzaro incontra Pinketts, naturalmente in un bar. Un romanzo da non perdere per chi conosce e ama Pinketts, ma anche per chi non conoscendolo ama le storie avventurose, per chi ama le situazioni improbabili ma non impossibili, per chi vuole sentire e vedere una città che non si immagina, ma esiste. Da evitare se non si ama il calambour, Pinketts è un giocoliere abilissimo che infila le frasi una nell’altra, le fa interagire fra loro, ci gioca e le fa giocare, rendendo leggere come piume, anche le pallottole – e dei calibri più pesanti.



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