Deserto americano

Deserto americano
Theodore Street è un professore di Inglese Antico della University of Southern California, amato dai suoi studenti (da un paio di studentesse un po’ troppo, tanto da finirci a letto malgrado lui abbia moglie e figli piccoli) ma poco stimato nell’ambiente accademico per la sua incapacità a pubblicare libri e articoli sulle riviste specializzate. Roso dai sensi di colpa per la sua infedeltà, quando subodora che una giovane docente sta per soffiargli la cattedra, Theodore decide di suicidarsi. Diretto in auto verso la spiaggia dove ha progettato di annegare, il professore ha un incidente stradale e finisce decapitato nell’urto tra la sua Lancia e un furgone dell’UPS. Tre giorni dopo, durante i funerali, un evento incredibile interrompe la sequela di orazioni funebri ipocrite e/o acide: il cadavere di Theodore, con la testa ricucita alla bell’e meglio riprende vita. Scoppia il panico: la resurrezione causa due infarti mortali, un braccio rotto e mette un quartiere in subbuglio. Ma è ancora niente rispetto allo shock che devono affrontare la moglie di Theodore, Gloria, e i figli a ritrovarsi in casa un marito e padre che ormai credevano di avere perduto, anzi uno strano uomo diverso da quello che conoscevano, più sensibile e profondo, più malinconico ma più sincero. E anche questo è davvero nulla in confronto al putiferio che si scatena sui media: nessuno riesce a spiegare la resurrezione di Theodore, e soprattutto il fatto che se ne vada in giro come se niente fosse nonostante non abbia battito cardiaco né abbia bisogno di respirare e mangiare. La casa degli Street viene assediata dalle troupe di giornalisti, ma una prima intervista televisiva di Theodore finisce malissimo a causa della sua disinvoltura nel leggere il pensiero di una anchorwoman nevrotica. Per non parlare del fatto che l’uomo resuscitato finisce nel mirino di una setta di fanatici cristiani che lo ritiene un essere demoniaco e decide di rapirlo…
Elegantemente blasfemo, il tredicesimo romanzo di Percival Everett prende di mira le religioni (da quelle tradizionali alle sette più improbabili), il mondo accademico con le sue spietate ipocrisie, i mass media, l’ambiente militare e delle agenzie governative segrete, i maniaci delle teorie del complotto. I cliché e i luoghi-simbolo della sottocultura americana ci sono un po’ tutti, dall’Area 51 alla venerazione secessionista per le armi, dalle highway desolate alla rivalità sanguinaria tra reti televisive all-news. Ma oltre alla satira sociale e culturale condita di sci-fi, tra le righe – e nemmeno tanto tra le righe, soprattutto nello scioccante finale – il romanzo di Everett si interroga sul tema della morte e quindi simmetricamente sul senso della vita con insolita profondità (l’autore è un accanito studioso di Filosofia, e la cosa traspare da tutti i suoi libri), esplorando la natura dei vincoli familiari con una sensibilità che non può non toccare il cuore.

 

 

 

 
 
 
 
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