Desolation road

Desolation road
Alimantado scopre l'oasi quasi per caso, contro il suo stesso destino. Aveva già incontrato tre volte il pelleverde, laggiù nello sterminato deserto marziano. Aveva condiviso con lui la sua acqua e in cambio lui gli aveva rivelato la sua natura. Il pelleverde è un viaggiatore, come lo stesso Alimantado. Un viaggiatore del tempo, però, non dello spazio. C'è un destino che attende Alimantado: questo gli rivela il pelleverde. Qualcosa che, per ovvi motivi, non si può rivelare al diretto interessato. Un destino, certo, sfumato via a causa dell'oasi, della sua tranquillità, della sua opulenza nel mezzo della privazione del deserto. I suoi frutti così dolci, quella sua ombra così fresca e invitante che chiama al sonno...
Finalmente tradotto in Italiano, il romanzo d'esordio di Ian McDonald ci fa capire come anche i grandi abbiano avuto bisogno di perfezionarsi. Al confronto con i suoi romanzi più importanti, come il recente Il fiume degli dei, quest'opera mostra qualche inconsistenza nella trama. Da un grande inizio (con riferimenti e atmosfere “magiche” ed evocative che ricordano García Márquez), che facilmente si inscrive nel solco della tradizione "marziana" di Bradbury (Cronache marziane) ma anche di C. L. Moore, il romanzo lascia sfumare gradualmente la trama fino a diventare un collettore di storie personali. Tuttavia, sorvolando su questo peccatuccio di gioventù, la lettura rimane altamente godibile. Lo stile rimane sospeso fra una dimensione del tutto fantastica e un mondo personale e interiore, vissuto allo stato puro. Quasi un veicolo che trasporta di peso la mente del lettore verso le brulle, aride e colorate terre marziane.

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