Devozione

Devozione

Nikita e Pablo hanno 26 anni, sono innamorati, vivono insieme a Roma nella stanza che Pablo ha ottenuto grazie alla borsa di studio dell'università. Nikita e Pablo sono eroinomani. La loro vita si muove lungo binari preordinati: la ricerca della roba, la momentanea pace anestetizzante della dose, la crisi d'astinenza e la nuova smaniosa ansia di trovare altra eroina. E poi le visite al Sert, il metadone che regala un'illusione di normalità ma aumenta la dipendenza, il terrore dell'epatite C che ha ucciso molti dei loro compagni e che Nikita teme di aver contratto. Uno spazio troppo stretto per farci stare tutto il resto, tutto quello che comunemente si definisce vita: la famiglia, le amicizie, l'amore, i progetti per il futuro. A salvarsi non basta essersi battezzata come una guerriera: Nikita, nome in codice di Vera, scelto quando ha iniziato a farsi, mentre ancora frequentava il liceo a Bari. Non basta nemmeno il legame assoluto con la grande 'amica di buco' Clara, quel sodalizio cementato dal pellegrinaggio a Bologna, dove si sono fatte insieme la prima pera. La salvezza appare a un tratto ai due ragazzi sotto le spoglie di Annette, una ricca francese compagna di una sera di bagordi: rapirla sembra un'idea geniale, i soldi del riscatto risolveranno per sempre il problema di procurarsi l'eroina. Ma il sequestro non va proprio secondo i piani e si trasforma nell'ennesimo incubo a cui cercare di sopravvivere...

Perché questa è la lotta: rimanere vivi un altro giorno ancora, attaccarsi con i denti a ogni barlume di gioia, a ogni illusione di cambiamento. Ma tutto va in pezzi di fronte alla potenza della dipendenza, di questa devozione che non è diversa da tante altre assuefazioni come le sigarette, l'alcol o le relazioni distruttive: è un modo come un altro per dare uno scopo e un senso ai giorni. È soltanto più letale: un'arma caricata a morte che addormenta il dolore di esistere a un prezzo davvero troppo alto. Antonella Lattanzi per scrivere il suo romanzo d'esordio ha frequentato per anni i tossici, nelle piazze dello spaccio, nei Sert, nelle comunità: il suo è finalmente uno sguardo che fugge dalla facile sociologia e si inoltra nei meandri di una realtà poco conosciuta, per minarne i luoghi comuni e portare in superficie una storia atroce e sincera, fatta di sangue, saliva, dolore e speranza. Nikita e Pablo non vengono da un'infanzia di abusi, da un passato difficile che potrebbe giustificare la loro dipendenza, non sono mossi neppure da quell'istinto di autodistruzione che la società ci ha insegnato ad associare alla definizione “drogati”. Nikita ha paura di morire e la prova che non ha ancora mollato la presa è nel dolore che la dilania: per il rapporto irrecuperabile con i suoi genitori, per la scomparsa di Clara, per il futuro che le scivola via dalle dita. Eppure Nikita vuole vivere: sogna di fare la scrittrice, di costruire una famiglia con il suo ragazzo, di essere felice. E la scrittura densa della Lattanzi diventa così il grido disperato di una voglia di vivere nonostante i propri demoni che travalica i confini della tossicodipendenza e parla di tutti noi.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER