Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

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Nel giardino davanti casa un uomo ha disposto tutti i suoi averi. La camera da letto è ben sistemata, come se fosse ancora dentro casa, comodino e lampada accanto al letto e il comò poco davanti, una poltroncina di vimini e una stufa. Allo stesso modo la cucina è sistemata sul vialetto, con il tavolo e l’argenteria dentro una scatola. “Deve essere una svendita” dice una ragazza al fidanzato, mentre si aggira in quella strana casa all’aperto, in cerca di un buon affare… Un tizio con due uncini al posto della mani si presenta a vendere una foto della tua stessa casa, con l’occasione entra, usa il bagno. È riuscito a prendere un bello scorcio della casa con te dentro, ti si intravede dalla finestra. Il tizio con gli uncini si ferma a bere un caffè. “Anch’io avevo dei figli una volta. Proprio come lei”, spiega. “Sono loro che mi hanno ridotto così”… Mel racconta di quella volta che c’è stato un incidente sull’interstatale. Un ragazzotto ubriaco ha sfondato la roulotte di due vecchietti. I vecchietti sono arrivati in ospedale mal ridotti, pieni di fratture e ferite interne. Ingessato dalla testa ai piedi, il vecchio è andato in depressione. Non per l’incidente, racconta Mel, ma per la moglie, perché da quei due cazzo di buchetti nel gesso all’altezza degli occhi non riusciva a vedere la moglie. “Capite quello che voglio dire?”…

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore è l’opera di Carver che più di ogni altra ha subito gli interventi dell’editor Gordon Lish, tanto che nel 2008 Einaudi ha pubblicato Principianti, la raccolta di diciassette racconti restaurata nella sua versione originale, fortemente voluta da Tess Gallagher. Si tratta infatti della raccolta più stilizzata di Carver, quella in cui le storie iniziano già a metà, le frasi restano sospese e i finali accennati, le bombe sono appena sul punto di esplodere… questa è l’antologia che insomma valse davvero a Carver il titolo, da lui sempre rinnegato, di “minimalista”. Oltre a questo stile pulito e asciutto, qui portato all’estremo della sua sinteticità, c’è il Carver Country, il ritratto di un Paese e di un profilo culturale, del modo di sentire di gente di provincia che cerca in qualche modo di cavarsela nel mondo, a volte senza scampo. Il Carver Country è fatto di cose piccole ma non senza importanza… in un altro modo e attraverso altre strade lo ha capito anche uno come Stephen King, che i mostri stanno bene acquattati nella quotidianità. I racconti di Carver ci riportano alla nostra vita, le restituiscono la dignità di un’epica che non ha bisogno di grandi imprese o spazi lontani, ma che sta nella autentica sopravvivenza quotidiana, nell’oscuro e nel luminoso che non si vedono. Di molti libri si dice che sono fondamentali nella letteratura: in questo caso lo si può dire a ragione, con Cattedrale e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore il racconto trovò un nuovo maestro.



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