Di dove sei

Di dove sei
In una città che non ha nome, divise in 19 capitoli (che assomigliano a piccoli racconti), si intrecciano storie di donne comuni. Tante le protagoniste: c’è l’aspirante imprenditrice di se stessa che ha trasformato il suo appartamento in una boutique e la spaesata e poco pratica cliente che riesce a fatica a raccapezzarsi tra griffe e paillettes (“Chiama i vestiti per nome e cognome, e invece delle etichette ci attacca indicazioni psicologiche e posologiche di vita quotidiana”, Why not); c’è la maestra che rifiuta con ansia e terrore le cifre matematiche di un mutuo che forse lei e suo marito non potranno mai pagare (“I numeri per me oggi sono solo due: sono uscita alle otto di mattina e rientrata alle otto di sera”, I numeri mi fanno paura), ma ci sono anche la studentessa, l’estetista a domicilio, la madre di famiglia, la frequentatrice di sale da ballo, la vicina di casa, la psicologa...
Quartieri, isolati, palazzi, scale, pianerottoli, appartamenti, stanze: sono questi i microcosmi in cui la Lucente va a “visitare”, con la delicatezza di un’entomologa, le sue protagoniste. Donne lontanissime dagli stereotipi dei romanzi chick-lit, che tra la rata del mutuo, una colazione consumata di corsa, una puntata al mercato e un trasloco non hanno certo tempo di trasformarsi in irriducibili shopaholiche o di vivere storie “straordinarie”. Donne che osservano se stesse e la propria città e con dubbi e fatica tentano di domandarsi coraggiosamente “di dove sono?” e “chi sono?”. La routine della quotidianità non ingrigisce affatto le eroine di questo romanzo corale, che riescono ad essere profonde, poetiche ed intense anche davanti ai fornelli o mentre accompagnano i figli a scuola oppure mentre si fanno la ceretta. Un atto d’amore della scrittrice verso il mondo femminile, un vibrante non luogo che palpita ed emoziona ad ogni pagina.

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