Di fama e di sventura

Di fama e di sventura
Alla  nascita, attorno a Tommaso le donne non hanno dubbi: “È nato sotto una cattiva stella”. D’altra parte è nato “nell’ora più calda del giorno più caldo dell’estate più calda” e colei che gli ha dato la vita non è sopravvissuta al parto. A crescerlo sarà sua nonna Vittoria, donna straordinaria dal fascino fresco e inconsapevole, ancora capace di incantare gli uomini al suo passaggio con un semplice gesto della caviglia e del ginocchio per far volare la gonna al vento. Tommaso è un bambino speciale dai capelli neri e lucenti che spiovono sugli occhi neri e profondi come le cave del Carso, la sua terra, con il dono raro e sfortunato di saper leggere il cuore degli uomini con uno sguardo. Ma il suo è un destino di sfida continua, segnato dalla paura dell’acqua, da quella per il suo respiro sempre troppo corto, ma soprattutto dalla paura dell’abbandono e dell’amore che sa solo ingannare e tradire. Dapprima sarà nelle stelle, luminose e perfette nel cielo scuro dell’estate, che il ragazzino troverà pace, confortato dall’immutabilità degli astri, inafferrabili come quel padre sconosciuto sognato da sempre che un giorno verrà a salvarlo. Ma a Trieste, città di confine, terra di mare e di vento, di pazzi e sognatori, non  può compiersi il destino di Tommaso: “Nato nell’ora degli infelici […] inseguirà sogni di paura” così gli ha sussurrato bambino la vecchia maga slava Ljuba. E così alle stelle si sostituiranno presto l’ambizione e il desiderio infinito di rivalsa che non sa saziarsi, fino a condurlo oltreoceano. Come se bastasse cambiare i luoghi per sanare le ferite del cuore… Tommaso è consumato dal bisogno imperioso di sfidare a muso duro  la vita, raccontandosi che “se sbaglio Dio me lo farà capire” tutte le volte che lo sa bene che si sta allontanando dal suo cuore buono. Riuscirà l’indiano (come lo chiamavano tutti da piccolo) dall’animo buono segnato da un destino ineluttabile di sconfitta a trasformarsi nel cowboy dei fumetti da lui sempre ammirato, coraggioso ma dal cuore di pietra?...
Una saga dal lungo respiro epico e dal ritmo intenso e serrato questo romanzo della trentenne friulana Federica Manzon, nel cui titolo poetico riecheggia il destino dell’Ulisse cantato da Foscolo.  Forse perché anche il destino di Tommaso, come quello dell’eroe greco, è lottare per tutta la vita, anche quando tutto è scritto e non si può cambiare, come il corso degli astri che affascinano la giovinezza innocente del protagonista. Ma non è forse così per ognuno di noi? È facile subire il fascino dei personaggi che si intrecciano attorno alla vicenda del protagonista in questa storia corale struggente e vibrante che ora pare moderna ora acquista un sapore d’altri tempi. Perché l’importante è raccontare una storia, come potrebbe dire la Morante, autrice cara alla Manzon; per certi versi, con le dovute cautele, potremmo quasi dire che questa lettura che incanta ce la ricorda. Come capita spesso, è l’autore a dare la definizione più semplice ed efficace della sua opera: “È la storia di un eroe e dello sforzo che ogni uomo compie per trovare il proprio destino, la propria vocazione, il proprio sogno più puro. E insieme è anche la storia di un amore ritrovato”. Una storia, appunto. Che sarebbe un peccato non leggere.

 

 

 
 
 
 
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