Di polvere e di altre gioie

Di polvere e di altre gioie
Oscar, detto Os, fa l’operatore sociale e il suo compito è quello di occuparsi di Edera, una adolescente bloccata su una sedia a rotelle e in grado di esprimersi solo con il movimento degli occhi, grazie a un sintetizzatore vocale. Oscar vive con una bizzarra famiglia: la sorella Lucia, che scopre di essere misteriosamente incinta nonostante giuri di non aver mai avuto rapporti sessuali, e i due nipotini Silvia e Matteo, figli di un’altra sorella che è in giro per il mondo a difendere gli “ultimi della Terra”. Silvia ha lo straordinario potere di “vedere” se le persone sono buone o cattive, mentre Matteo è così intelligente che ha deciso di smettere di parlare e di esprimersi solo attraverso post-it su cui non scrive frasi ma formule complicate.
Per risolvere gli annosi problemi economici, i nipoti spingono Oscar a iscriversi a un quiz televisivo chiamato La sedia elettrica, e il cui titolo non è affatto metaforico...
Un romanzo che somiglia a un bicchiere di coca cola in cui qualcuno ha pensato di far cadere una pastiglia di mentos e per il quale aggettivi come “frizzante” e “spumeggiante” finiscono per sembrare perfino inefficaci. Giuseppe Truini fa salire il lettore su una giostra e si capisce che si diverte un mondo a far divertire noi. Era dai tempi della saga di Daniel Pennac (paragone inevitabile) che un romanzo non mi regalava questi picchi e questi sprofondamenti da roller coaster. Attenzione, però, in questo turbinio iperbolico Truini è bravissimo a non perdere mai il controllo, dimostrando di saper esercitare sulla sua scrittura un dominio di cui sono capaci pochi narratori di razza: quelli che sanno evitare la trappola dell’autocompiacimento e si (pre)occupano esclusivamente del piacere del lettore.
Roller coaster, dicevamo, sì perché – nonostante il pedale pigiato sull’acceleratore – è possibile imbattersi in pagine di grande lirismo e profondità, che aprono squarci e punti di vista nuovi sulla meschinità del nostro tempo. Una riuscitissima prova seconda, una salutare boccata d’aria fresca soprattutto per chi cercava (e sperava) di riconciliarsi con la letteratura italiana contemporanea.

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