Di tutti i peccati delle donne

Di tutti i peccati delle donne

Argea, sempre contenuta nelle spese, si accorge che la sua avarizia è limitazione di vita, una dannazione più che un dono. Aspasia invece, sempre molto controllata nei suoi rapporti sessuali, alla soglia dei sessant’anni scopre la lussuria, l’ultimo peccato al quale pensava di essere condannata. Amaranta invece nonostante fosse stata considerata dai suoi genitori una bambina inappetente è sempre stata, in realtà, una golosa. Non ricorda le feste dell’infanzia per i giochi o gli scherzi né tantomeno le festicciole dell’adolescenza ma soltanto la goduria nel sedersi vicinissima al tavolo delle merende. Fino alla ferale notizia di un diabete giovanile che sembra una punizione per i suoi stravizi. Antea che prende fuoco tanto facilmente provocando negli amici reazioni di reverenza e timore ma anche di invidia per la sua ironia tagliente dettata dall’ira. Insomma una descrizione dettagliata di figure femminili con nomi improbabili che incarnano ogni vizio. Donne fuori cliché che si fanno odiare per i loro difetti ma che diventano specchio per tutti. Donne più che altro a disagio con gli altri, traumatizzate da esperienze infantili devastanti, donne impaurite o sole…

Partendo dall’idea che ogni difetto possa essere collegato a ferite dell’infanzia non risolte, la Dorfles costruisce questi ritratti come un dizionario di vizi. Sessanta ritratti in punta di penna di donne alle quali sono stati abbinati vari difetti, vizi e debolezze che appartengono al genere umano. Del resto l’autrice non si limita ad elencare e descrivere i setti peccati capitali ma ne aggiunge altri poiché tante altre sono le colpe. Sarà proprio vero che Eva, la prima peccatrice, è responsabile di ogni caduta? Oppure è proprio partendo da lei che si riesce a rintracciare la speranza per la salvezza e il riscatto? Idea interessante che parte dal presupposto di non far passare le donne solamente come creature innocenti, dolci e soavi ma anche loro immorali. Le figure femminili descritte, con tutto il corredo di malvagità e perversioni, pur ispirando non sempre simpatia, avvicinano ad aspetti di cui spesso ci si vergogna, aspetti negati ma in fondo ritratti di un’umanità a volte al limite del patologico. La scrittura lineare, troppo scarnificata, toglie però spessore ai ritratti che diventano semplici descrizioni di causa ed effetto anche se l’autrice nelle note scrive “di essersi ispirata ad un metodo psicologico denominato Enneagramma che viene usato come strumento per la conoscenza di sé e la comprensione degli altri”. Un sistema interculturale, uno strumento di riscoperta della vera identità, che può essere di aiuto per la crescita personale e professionale e/o una mappa che descrive aspetti dell’animo umano presenti in ognuno di noi. L’idea dell’autrice perciò è quella di sottolineare che, oltre alle differenze superficiali che ci separano, è possibile incontrarsi e scoprirsi ad un livello di umanità comune spesso catturata nella lussuria.



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