Di vita si muore

Il potente affresco delle passioni che agitano l’animo e il cuore delle icone più celebrate del teatro di William Shakespeare rivela attinenze assai comuni alle più profonde radici della natura umana. Una comune condizione che non sfugge all’analisi vigile e arguta della studiosa Nadia Fusini e in cui non manca di riflettersi, a ogni rinnovato impatto, l’occhio attento del lettore o dello spettatore. Dal dramma che logora Amleto dinanzi ai due termini antitetici di azione e fuga dalle proprie responsabilità a quello di Re Lear, tradito dai sentimenti paterni e dall’impulso alla collera, le relazioni dei personaggi tra loro, ma anche con gli oggetti e con la natura appaiono in ogni caso condizionati dal vorticoso gioco delle passioni. L’ingenua gelosia di Otello come la perfida invidia di Jago, la lucida spietatezza di Bruto e il terrore esasperato di Macbeth, l’amore devoto di Desdemona o l’inclinazione lussuriosa di Ofelia: sono sempre gli effetti del passioni ad avvincere i personaggi a un destino drammatico e a farne delle vittime sacrificate sull’altare del patire. Rendendoli, come accade agli uomini, talmente vulnerabili alla vita da morirne…
Che a celarsi dietro alla figura del Bardo di Avon, che pare avesse solo la licenza elementare e fosse  figlio di un guantaio, sia stato il nobile intellettuale Lord Francis Bacon o l’aristocratico conte di Oxford Edward De Were, se non addirittura la geniale e colta Elisabetta I, la vexata quaestio sulla sua reale identità potrebbe anche essere risolta in maniera del tutto diversa. Ritenere che William Shakespeare non sia mai esistito e che sia soltanto il nome assegnato a un corpus di opere pervenute fino a noi dalla tradizione letteraria inglese. Una complessa, incisiva e tormentata produzione drammatica cui Nadia Fusini - docente di Letterature Comparate presso l’Istituto di Scienze Umane di Firenze, autorevole traduttrice di scrittori di lingua inglese, autrice di romanzi e di saggi – dedica un libro finalizzato a illustrarne le straordinarie implicazioni umane. L’attenzione e l’impegno dell’autrice si concentrano su alcune figure-chiave del teatro shakespeariano, facendole oggetto di un’indagine critica volta a restituirci il brivido di un mistero che appartiene alla vita di tutti noi. Alla riuscita di questa preziosa impresa conferisce valore una competenza che a Nadia Fusini deriva dalla frequentazione lunga e appassionata con il teatro shakespeariano. Una sintonia letteraria e drammaturgica che, mediante analisi illuminanti e chiaramente esposte, rappresentano per il lettore  una porta aperta su una infinita varietà di significati. Che aspettate a varcarla?

 

 

 

 
 
 
 
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