Dialogo dei massimi sistemi

Dialogo dei massimi sistemi

Casa avita, d’estate, dalle tante e vuote stanze. Solo Giacomo ci vive, trentaquattro anni, in compagnia del fido cane e di una donna, Maria Giuseppa, che lo serve. Giacomo disprezza Maria Giuseppa, la umilia, la ferisce, la vessa, coinvolgendola a forza nei suoi giochi e nelle sue noie quotidiane. “Grosse mani, grossi piedi e camminava con un rumore da fare spavento”: lei si consuma anno dopo anno, si logora e Giacomo ne segue con curiosità, divertimento e repulsione il declino. Muore, Maria Giuseppa, per causa sua. “Una donna morta per Giacomo? E che vuol dire?” non mancheranno di dire i conoscenti… Un vecchio e glorioso capitano di lungo corso tiene con trasporto il suo discorso d’onore davanti ai suoi uomini. Quale il suo nome, Gonzalez o Ivanov, Smith o Dupont o Rossi? Meglio Tale. Tale tiene discorsi magniloquenti nell’intimo spazio comune a ogni uomo, il gabinetto, là dove la sua ispirazione s’infiamma. Tale vive con il figlioletto malaticcio che gli ha lasciato la moglie e con Rosalba, adottata quando aveva un anno: Tale, ritiratosi dagli affari, si è impegnato nel voler assistere e seguire la crescita della bambina in ogni parte della giornata, sopratutto nell’ora del bagno. Ma il corpo di Rosalba, ormai tredicenne, sta multiformemente mutando…

Marzo 1937. I Fratelli Parenti pubblicano la raccolta d’esordio di Tommaso Landolfi. Dialogo dei massimi sistemi, enormi case vuote di abitatori e ricche di cangianti forme ospitano il peregrinare intimo dell’uomo narrante; corpi di donna sezionati nelle forme storte e caratterizzanti repellono e attraggono senza posa; fumosi interni di caffè teatro di partite interminabili e giocatori-personaggio, di chiacchiere futili in mezzo alle quali si innalzano improvvise parole che lacerano: noia, ossessione, largo e poi sottile, forma e disfacimento, un continuo ribollire dal quale emerge un punto di fuga, la “chiarìa” e il canto dell’assiolo, e poi ancora nebbie, scomparsa, beffa finale e colpo di mano con il quale lo scrittore esce di scena (tutto ciò riflettendosi in una lingua-caleidoscopio, vasto vivido vocabolario d’osservazione). Sette racconti, Maria Giuseppa e il risveglio di Rosalba, le “mani” del topo-preda in casa di Federico, la poesia di Y scritta in una lingua che conosce solo l’autore, la donna-epifania nella pozzanghera di D. e un tesoro di antenati nascosto chissà dove dal giocatore-Dissipatore; infine, “les créatures nocturnes”, vita notturna tra gli alberi, sui dolci colli, nelle valli di foschie luminose, prima che la notte cada e che ci si decida ad andare a letto, o a uscire nel primo mattino.



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