Diario 1999

Diario 1999

Tutto inizia il primo gennaio a casa di Carla Accardi. Tante bottiglie di champagne vengono stappate per festeggiare il nuovo anno. È il 1999. La vita di un poeta non è patinata e piena di riconoscimenti. Valentino Zeichen lo sa benissimo, ci ha fatto il callo e ha imparato che alla fine le piccole gioie della vita sono altre. Invita gli amici a mangiare, sa di cucinare benissimo e forse, riflette, è il destino di ogni intellettuale diventare un provetto cuoco in vecchiaia. I premi letterari sono certamente importanti ma la soddisfazione di avere le calze bene asciutte anche; decidere di stenderle orizzontalmente per evitare gocciolamenti solo dalla punta è prova di grande genio. Gli inviti a cena o alle feste sono quasi quotidiani. Lì incontra i fantasmi della borghesia romana, persone intercambiabili che riconoscono degli altri solo il titolo posseduto e non le doti caratteriali. Tutti amano farsi vedere accanto a qualcuno ritenuto “di successo”, anche se effimero, per aspirare ad ottenerlo. Zeichen non viaggia così in superficie, lui ha i buchi delle tarme nei pantaloni, i gechi in casa ed è più interessato a sbarcare il lunario o a parlare di cibo. Il riparo con il tetto di lamiera dove vive è un rifugio dal mondo consumistico moderno ma ha ovviamente difetti da sanare e spifferi da tappare. Si sente solo a volte, senza qualcuno che possa scaldargli una tazza di latte quando è malato, ma non fa nulla per mantenere una persona accanto a sé. Le richieste di una qualsiasi forma di rapporto vengono viste come minacce da cui allontanarsi o ultimatum che necessitano giorni di riflessione…

Valentino Zeichen, il poeta della baracca sulla Flaminia (luogo che la scorsa estate ha subito degli attacchi da parti di ignoti vandali, ndr), irriverente e anticonformista, che preferiva al lusso la libertà di sbarcare il lunario. Lui, purtroppo, da poeta non ha mai avuto la possibilità di ricevere le stesse offerte economiche di un romanziere di successo, ma è entrato di diritto nella letteratura italiana lasciando un segno. Perché in effetti l’andamento generale sembra dare ragione al figlio di Renzo Paris, quando gli disse: “Papà, se non sei come Stephen King, non sei nessuno”. Nel primo volume dei suoi diari (l’editore Fazi ha fortunatamente deciso di pubblicare queste grandi testimonianze non solo di vita privata, ma soprattutto, di vita pubblica) Zeichen unisce spunti poetici a frecciatine sarcastiche ai suoi contemporanei o allo stesso editore Fazi, recensioni di film visti in televisione o al cinema (da commedie romantiche come Sliding Doors o blockbuster americani come Matrix a film di nicchia o d’autore come La niña dei tuoi sogni di Fernando Trueba), resoconti di cene o incontri con questo o quello, ecc. Ogni pagina ha la dimensione di un appunto, di un post-it sul frigorifero in cui tutto ha importanza. Per combattere eventuali vuoti di memoria vengono riportati i nomi delle persone con cui o presso cui ha cenato (quasi quotidianamente) o le nuove conoscenze, le frasi scambiate o le opinioni degli amici. Nel 1999 Zeichen aveva 61 anni e conosceva molto bene il mondo della cosiddetta intellighenzia italiana, cercando a volte di distaccarsene, vivendo come un orso che invecchia nella sua tana. “E quando in futuro non sarà più tanto autosufficiente, chi si prenderà cura di lui?”.



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