Diario degli errori

Diario degli errori
I porti invecchiano. Venezia è sempre da salvare. L’INPS assediata. Gli statali in sciopero. L’edilizia in crisi. Gli ortofrutticoli danneggiati dal MEC. Il turismo regredisce. Le acque sono inquinate. I treni ritardano. La circolazione in crisi. Lo sciopero dei benzinai. Gli studenti preparano la protesta. Rivolta nelle carceri. La riforma burocratica ferma. Napoli paralizzata. Sciopero dei netturbini. La crisi del latte. La pornografia è in crisi. Il divorzio è in crisi. Crisi dell’istituto familiare. I giovani svedesi non si sposano più. La torre di Pisa ancora in pericolo. Il porto di Genova paralizzato. I telefoni non funzionano. Posta che non viene distribuita. La crisi dei partiti. La crisi delle correnti dei partiti. Lo stato arteriosclerotico. Il Mezzogiorno in crisi. Le regioni in crisi. Il comune di Roma aumenta il disavanzo. Ferma la metropolitana a Roma. Duello di artiglieri a Suez. I colloqui di Parigi stagnano. I cinesi preparano una sorpresa? I negri preparano la rivolta? Gli arabi preparano la guerra? I russi nel Mediterraneo. De Gaulle in pericolo. La sinistra in crisi. La destra in crisi. Il centro-sinistra in crisi. Fine del parlamentarismo? Il freddo ritorna…
Un rassegna di titoli giornalistici piluccati a caso qua e là fra quotidiani e telegiornali? Un potpourri  di luoghi comuni che albergano nel nostro parlar quotidiano e che campeggiano in Rete? No. Parole di Ennio Flaiano. 1968. Quel che sorprende il lettore che si avventura fra le pagine di Diario degli errori, una raccolta di pensieri che coprono oltre un ventennio (dal 1950 ai primi anni Settanta) è l’innegabile modernità di questo lucido intellettuale, che affidò a brevi annotazioni i pensieri fulminei di attimi di vita  o riflessioni più distese, ma pur sempre dotate di una lucida  “brevitas”, che prendevano forma dall’osservazione acuta e disincantata del mondo fuori e dentro di sé. Si tratti di momenti di vita privata o di uno sguardo sulla realtà circostante, di quotidianità tutta italiana o di impressioni raccolte durante molteplici viaggi (in Europa e nel mondo), Flaiano si mostra perspicace e brillante osservatore del dettaglio, quello che diviene per lui rivelatore di un mondo.  Sono frammenti che offrono con estrema vivezza e concretezza un caleidoscopio di prospettive: l’antropologia dell’italiano medio (ma anche di francesi olandesi cinesi thailandesi…), amore e famiglia dei tempi moderni, il costume la moda la politica il cinema il teatro il giornalismo i viaggi i paesaggi il progresso le stagioni il fluire del tempo il destino la Divina Provvidenza e Divina Imprevidenza. Sono, per il lettore, molteplici fili di pensieri e da seguire e inseguire come sentieri  a zig zag di un vivacissimo “giardino della ragione” che conducono in direzioni diverse ma la cui cifra comune è sempre l’osservazione acuta e pungente di Flaiano, ora animata da brillante ironia, ora più corrosiva o amara. Senza proclami retorici né una gratuita causticità,  con vivacità intellettuale Flaiano ci offre uno sguardo tutto realistico sul mondo, un mondo personale e collettivo segnato da un susseguirsi di errori: “vivere è una serie ininterrotta di errori, ognuno dei quali sostiene il precedente e si appoggia sul seguente. Finiti gli errori, finisce tutto”. Non viene risparmiato nulla, neppure della vita personale dell’autore, che si racconta senza veli e senza retorica quasi in uno schietto dialogo con il lettore. Nessuna prospettiva trascendente (l’Universo e il Big Bang? Un lancio di petardi), nessuna facile via di fuga: lo sguardo sulla realtà -  che come è stato sottilmente scritto è “un irresistibile blend di illuminismo tenebroso e pessimismo comico prima che cosmico” -  risospinge l’uomo alla responsabilità delle sue scelte o non scelte. E la nostra Italia? Il Bel Paese, “il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utilitaria, della mancanza di senso civico, della speculazione edilizia, della protesta teppistica, un paese di ladri, un paese che vive per le lotterie e il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate”, rassegnato a trasformare tutti i suoi malanni in commedia e destinato a diventare come la TV avrà voluto trasformarlo, avrà un suo riscatto? “Se noi dobbiamo risvegliarci una volta e riprendere lo spirito di nazione, il primo nostro moto dev’essere, non la superbia e la stima delle nostre cose presenti, ma la vergogna”.  Parole, queste ultime, di Leopardi, non a caso citato da Flaiano. E se a tanti errori non abbiamo ancora imparato, o voluto imparare, a porre rimedio, lasciamoci sollecitare da questo splendido  Diario degli errori, così intriso di umanità nella sua prospettiva lucida e pungente e capace, nella sua acerbità, di scuoterci dal torpore dell’assuefazione.

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