Diario di bordo di un clandestino balordo

Diario di bordo di un clandestino balordo
Kendeas è un ultras del Panatinaikos ed ex buttafuori del nightclub Parakalò che ama le risse e gli scontri all’arma bianca e vive nella sua casa galleggiante, la “O’ Fabulosa”. Sangue armeno nelle sue vene, rosso e ribollente come i Bloody Mary che ama bere a volontà. Una vita passata in mare gli rende difficile perdere le sue cattive abitudini, tra porti in capo al mondo, personaggi poco raccomandabili e rotte al limite dell’incredibile. Kendeas quindi decide di viaggiare nel Mediterraneo da clandestino poiché il richiamo del mare è troppo forte. Questo antieroe avrà modo di visitare tra le altre Marsiglia, con i suoi bar malfamati che pullulano di criminali dal coltello facile (e quindi compagni d’avventura perfetti), e Istanbul, l’antica lussureggiante Bisanzio, dove scoprirà l’amore nelle sue forme più bestiali e animalesche. La condizione di clandestino non è certo facile, tutt’altro, e quindi il greco è in continua fuga dalle autorità di mezzo mondo così come dal suo passato, che riaffiora in continuazione come un relitto che si scorge appena sotto il pelo dell’acqua. La pioggia arriva però sempre puntuale a mondare tutti i peccati, a pulire ogni tipo di sporcizia…    
Un racconto “on the sea” narrato in un’ottica molto particolare: quella del farabutto, dell’avanzo di galera che però dimostra tutta la sua fragilità e la sua sensibilità sui generis proprio perché lontano dal mare non ci sa stare. Un manifesto contro la decadenza morale  dei tempi nostri, tempi in cui depravazione, violenza gratuita, corruzione sono parte di una quotidianità che viene troppo spesso consapevolmente ignorata. Un moderno Ulisse questo Kendeas, accomunato all’eroe di Itaca non solo dalle comuni origini elleniche, ma anche dalla voglia di conoscenza e di avventura così come dalla fuga perenne da se stesso: i motori principali della propria esperienza personale. Il linguaggio è rude e crudo, e del resto è ovvio viste le tematiche affrontate, ma comunque sempre molto evocativo e suggestivo, soprattutto nel caso delle descrizioni. Interessante anche la commistione tra Inglese e Italiano che dà vita a periodi ricchi ma molto scorrevoli. Un romanzo secco, asciutto e breve che per stessa ammissione dell’autore in recenti interviste rappresenta una sorta di catarsi, o meglio una resa dei conti con gli ambienti e le frequentazioni del proprio passato. Ogni riferimento a cose o persone reali è però puramente casuale.

 

 

 

 
 
 
 
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