Diario di melassa

Diario di melassa
Oggi Marcella è un medico affermato di trentacinque anni, ed è felicemente sposata con un noto neurochirurgo, ricco e più vecchio di lei. Ma ha alle spalle un matrimonio fallito e un’infanzia segnata in maniera indelebile da chi l’ha cresciuta sporcandole l’animo per sempre: dalle ossessioni di un padre medico, che la voleva solo magra e bella; dalla noncuranza di una madre insegnante che detestava i meriti scolastici di una figlia-prodigio; dalle perversioni sessuali di un prete che abusava della sua innocenza. Il manifestarsi di un appetito vorace e incontrollabile e la conseguente 'lievitazione' delle dimensioni corporee divengono allora una forma di reazione non solo istintiva. Forse anche un modo di saziare la fame di affetto, un antidoto utile a tenere lontane le insidie dell’uomo, la necessità di veder riconosciuto il proprio valore al di là delle apparenze. Sono trascorsi molti anni da allora, ma gli spettri di quel passato non si lasciano rimuovere. Marcella, all’insaputa di tutti, decide di rinchiudersi all’interno di un desolato appartamento di pochi metri quadri, preso in affitto in una squallida e degradata periferia romana. Per trasporre quegli incubi ricorrenti in scrittura, nella speranza di scacciarli definitivamente dalla propria mente…
Meno di cento pagine. Ai bravi scrittori del resto non serve essere particolarmente prolissi. E Maria Giovanna Luini è davvero brava a confrontarsi con temi discussi e romanzati migliaia di volte - principalmente la pedofilia e i disturbi alimentari - evitando di produrre banalità e luoghi comuni, con una vena narrativa che ha il dono della leggerezza ma non per questo non ti tocca nel profondo. Il lettore insegue l’evolversi della voce narrante lungo un percorso di ricostruzione che è scandito dalla rievocazione di sentimenti inadeguati e deludenti, di incomprensioni e gelosie, di abusi e soprusi, di tradimenti e delusioni, in un curioso e appassionante miscuglio di riflessioni, di diario privato e di romanzo breve. Non senza rischiare le secche dell’autobiografismo e i gorghi della psicologia del profondo, la Luini si destreggia anche in questo suo ultimo libro con i paradossi e le ambiguità dei sentimenti. E compie piroette sugli abissi dell’anima, e mette il dito là dove il cuore più duole, riuscendo a portare in luce tra le pieghe di una scrittura di bruciante densità una strana e imprevedibile tenerezza. Perché queste brevi ma intense pagine di diario catturano per l’intonazione ferita del suo racconto, striato da un’ombra di mite e costernata indignazione, da un fuggevole alito di disincanto.

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