Diario di un disperato

Diario di un disperato
In Germania soffia un vento gelido, ma se ne accorgono in pochi. La maggior parte della popolazione è infiammata dalle parole venefiche e deliranti di Hitler, l’uomo cui masse, industriali e aristocrazia hanno consegnato le chiavi di un paese in rovina sognando una rivalsa e una nuova età di gloria. Vorrei dir loro che si illudono, che è solo fumo negli occhi ma non sembrano capaci di vedere al di là del proprio naso. Come fanno tutta questa retorica e questa propaganda a nascondere i continui soprusi e i continui abusi perpetrati contro chiunque cerchi di esprimere pacificamente un anelito di dissenso?
Friedrich Reck è la classica voce fuori dal coro. Appartenente a una famiglia di Junker protestanti, fu tuttavia strenuo oppositore del Nazismo, criticandolo in maniera ora aspra, ora beffarda, nelle pagine di questo prezioso diario. Nella vita dell’autore pensiero e azione si saldano e proprio il suo magmatico sdegno nei confronti del regime lo porterà prima ad aderire a un’organizzazione antinazista e, successivamente, a terminare i propri giorni ucciso nel campo di concentramento di Dachau, pochi mesi prima della fine della guerra. Diario di un disperato mostra in maniera lucida e completa le dinamiche che hanno consentito al Nazismo di rendere inarrestabile la sua, per dirla con Brecht, “resistibile ascesa”: dal sostegno degli Dei caduti dell’aristocrazia terriera e dell’industria dell’acciaio fino all’ipnotico controllo di una massa disperata e ferita, pronta a tutto pur di risollevarsi dal caos e dalla miseria. Al quadro storico si affianca anche una altrettanto veemente condanna morale rivolta alla volgarità e all’ignoranza delle alte sfere del regime e della nuova politica tedesca che rivela l’indignazione a 360 gradi di Reck, sia come letterato che come uomo del suo tempo.

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