Diario di uno scrittore affamato

Diario di uno scrittore affamato

“Sono nato a Lowell, Massachusetts, nel marzo del 1922. Poco prima della mia nascita mio padre diede vita a una piccola rivista teatrale”. Crescere in una tipografia, conoscere fin dall’infanzia la macchina da scrivere e il torchio, scrivere articoli sportivi e di costume a soli undici anni, fondare riviste di intrattenimento, sviluppare molteplici interessi, avere la consapevolezza che l’inchiostro non macchia solo faccia e mani, ma scorre nel sangue fino a determinare scelte di vita e l’approccio stesso dell’esistenza. Essere nato per scrivere è una consapevolezza precoce, scrivere è quanto di più umano e altruistico un individuo possa fare verso gli altri. Scrivere della vita, della realtà, nel bene e nel male, in tutte le sue sfumature. Per farlo occorre raccogliere quante più esperienze possibile, sperimentare fatica, lavoro, fame, freddo, amore, delusione. Jack Kerouac riesce a ottenere il massimo dei voti a scuola, il massimo dei voti nello sport, football e baseball in particolare, a interessarsi alle corse dei cavalli, al teatro, alla poesia, al jazz, e riempire taccuini su taccuini di riflessioni, racconti, romanzi, accetta lavori umili per capire il mondo, per scoprire gli angoli più abietti della condizione umana – là dove il lavoro è inteso come sfruttamento, catena di montaggio che toglie tempo alla libertà e allo studio. Viaggiare per conoscere quanti più tipi umani possibile e il viaggio non deve essere comodo, deve essere difficile, a stretto contatto con gli equipaggi per immergersi davvero negli umori, negli odori, negli oscuri pensieri. “Tutto ciò che mi serve è la mia piccola tana, con una finestra per farvi entrare lo splendore del sole, e uno scaffale di libri, e un tavolo, e qualcosa per scrivere, e della carta, e la mia anima”…

Attraverso i testi selezionati per questa raccolta è possibile capire lo spirito di un autore che ha lasciato il segno nella cultura letteraria mondiale. Traspare in modo particolare la piena consapevolezza che Jack Kerouac aveva di sé fin da giovanissimo, aveva appena dodici anni quando ha iniziato a raccogliere appunti e scritti per tracciare il suo percorso formativo e non ha mai trascurato di sottolineare i nomi di coloro che lo hanno ispirato: Thomas Wolfe, William Saroyan, William Blake, James Joyce per citarne alcuni. Gli anni trascorsi a Lowell sono stati i più fecondi. Il titolo originale di questa raccolta è Atop an Underwood: Early Stories and Other Writings, ispirato al titolo di un libro di racconti che Kerouac aveva intenzione di pubblicare nel 1941. Il volume è strutturato in tre sezioni che seguono un ordine cronologico, la prima raccoglie testi scritti tra il 1936 e il 1941, giovinezza e anni di studio alla Columbia University; la seconda parte riguarda tutto il 1941, ricco e creativo trascorso in parte a Lowell e in parte ad Hartford; infine vi è il periodo che va dal 1942 al 1943, gli anni di maturazione artistica in cui Kerouac si pone il problema di dare vita a testi e romanzi più complessi e profondi, spicca il tema del viaggio in alcuni racconti ambientati in mare, tema che verrà sviluppato fino all’emblematica opera Sulla strada del 1957. La raccolta a cura di Paul Marion ha un approccio documentaristico, nell’introduzione sottolinea la scelta di tralasciare temi scolastici, lettere e taccuini giovanili, per “dare la preferenza a testi che riflettessero la scrittura immaginativa di Kerouac”.



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