Diary

Quanto tempo è passato da quando eri soltanto Misty Marie Kleinman e non la signora Wilmot, vero? Da quando eri una ragazzina frustrata e solitaria che sognava una casetta linda con lo steccato bianco verniciato di fresco e il giardino curato, ma aveva solo una roulotte in un parcheggio in Georgia con la moquette a pelo lungo che faceva a gara a chi puzzava di più con l'alito di sigarette e alcol di tua madre operaia. Ma c'era la tua abilità a disegnare che teneva vivi i tuoi sogni, vero? E quando al college hai incontrato Peter detto Pisello Ambulante non l'hai scansato come avevano fatto tutte le tue amiche, no. Perché quello strano ragazzo metà goffo metà sfacciato era interessato alla tua arte, ti giudicava bravissima, vedeva in te una grande pittrice. Nessuno ti aveva mai stimato in quel modo, nessuno aveva mai visto in te quello che diceva di vedere lui. E poi Peter ci viveva, in una casetta come quelle che sognavi da piccola, su un'isola che era tutta una specie di eden, Waytensea Island, e quando vi siete sposati tutti gli abitanti dell'isola ti hanno dato il benvenuto come fossi una principessa, tutti a battere le mani al molo al vostro arrivo, ricordi? Ma ora tutto è cambiato, Misty. Tu non dipingi e non disegni più, innanzittutto. Bevi, in compenso, e sei infelice. A Peter un po' di tempo fa hanno diagnosticato un cancro, e lui ha deciso di suicidarsi con il tubo di scappamento, in garage. Peccato che la benzina non è bastata, ed è riuscito solo a fottersi il cervello ed entrare in coma. L'hai trovato tu, al volante, seduto nella sua merda e nella sua piscia, rantolante. Ora è in rianimazione, e per pagare l'ospedale hai dovuto vendere casa Wilmot in nuda proprietà a delle suore. Non hai un dollaro, e lavori come cameriera in un hotel per mantenere tua figlia Tabbi e la tua insopportabile suocera, Grace. Ma non basta: da qualche giorno ricevi strane telefonate dagli inquilini delle case di Waytensea ristrutturate da tuo marito negli ultimi tempi: si lamentano che - pensa un po' - sono sparite alcune camere. Cioè, perdere una camera non è come perdere un ombrello, cazzo. Eppure al posto delle porte di quelle camere c'è una parete liscia, una parete che quando la butti giù trovi la camera chiusa, con le mura completamente coperte di strane scritte a mano (le ha fatte Peter, ma perché?) che ti descrivono come una grassona sciatta e schifosa, che prevedono cose che ti succederanno in futuro, che sembrano enigmi usciti da libri antichi. Peter vuole dirti qualcosa? Ti parla dal coma in qualche modo misterioso? O era già completamente impazzito prima di suicidarsi? O stai impazzendo tu? Perché ogni giorno che passa ti sembra che tutta la popolazione di Waytensea Island trami alle tue spalle, che abbia organizzato una sorta di complotto per farti tornare a dipingere, perché l'isola ha bisogno di un'artista di livello internazionale, e tu - la grassa, depressa, povera, alcolizzata, rancorosa Misty Marie Wilmot - proprio tu sei la prescelta...
Scritto tutto in una seconda persona che schianterebbe l'80% degli scrittori in attività, Diary è un viaggio visionario, metaforico e spietato nell'infelicità e nella solitudine dell'artista, condannato dal suo talento a vivere lontano dai sentimenti e dalle emozioni della maggioranza delle persone. Una favola nerissima, una contorta storia d'amore che esplora grandezze e miserie del matrimonio con schietta, inusuale ferocia. Una gragnuola di eventi spiazzanti, le atmosfere sempre ossessive e inquietanti, i rapporti tesi tra i personaggi e tonnellate e tonnellate di 'non detto' contribuiscono a creare un clima perfetto per le rasoiate dello stile di Palahniuk, con il suo virtuosistico controllo del linguaggio e il suo gusto per il surreale. Misty Marie Kleinman è una sorta di working class heroine naufraga su un'isola di altoborghesi antichi e saccenti, una donna che attraverso il dolore definisce e riafferma la sua identità, sola contro tutto e forse contro tutti. La critica non ha amato Diary, inutile nasconderlo. Lo ha definito stanco, freddo, ripetitivo. Hanno letto un altro libro, probabilmente. Perché se questo non è un capolavoro, io sono Paris Hilton.

 

 

 

 
 
 
 
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