Diavoleide

Diavoleide
Nella Mosca dei primi anni Venti, il mite compagno Korotkov, segretario in una ditta di fiammiferi, un bel giorno di settembre viene informato che quel mese lo stipendio consisterà in prodotti della produzione. E se a dirlo è il cassiere in persona con tanto di gallina morta dal collo torto c’è poco da obiettare. Il guaio è che quei fiammiferi sono pessimi e infatti Korotkov si ferisce un occhio quando tenta di accenderne uno! Poi, hanno pensato bene di cambiare direttore e il nuovo venuto, Mutandoner, è un omino dalla gigantesca testa d’uovo e la pelata lucida sulla quale brillano ininterrottamente delle lampadine; ha la voce simile a quella di un catino di rame, e le parole che sanno di fiammiferi. Korotkov perde il lavoro: ha inviato un fonotelegramma in cui dà disposizione che tutte le donne dell’azienda dovranno indossare mutandoni. Ma ha solo letto male il messaggio di Mutandoner, per colpa della benda che gli copre un occhio. Korotkov si precipita da lui, che a sua volta corre verso un altro ufficio, e lo perde di vista, o meglio, si accorge che nel frattempo gli è spuntata la barba e che quel posto è studiato per fare dei percorsi lunghi e sbarrare la strada, e gli impiegati sono molto strani: un uomo in blu sdraiato sulla scrivania occupato a ridere al telefono; sei ridanciane donne dai denti piccoli che lavorano su sei macchine da scrivere… Il povero Korotkov viene scambiato per un altro impiegato, Kolobkov, e non può provare la sua identità perché ha anche perso il portafogli, forse proprio nel viaggio in tram. Altro giorno in ufficio, impiegati mai visti prima e Mutandoner con una voce soave che annuncia di essere segretario, ora, e parla di sé in terza persona. Che confusione per il semplice Korotkov, ancora alla ricerca di un documento che provi la sua identità! C’è da perderci la testa. Ancora inseguimenti, di nuovo il Mutandoner con la barba, altri uffici impossibili da raggiungere, e Mutandoner che si trasforma in gatto e vola via… Che cosa succederebbe se Čičikov, il furfante che acquistava contadini morti per lucrare ai danni dello Stato nelle Anime morte di Gogol’, si ritrovasse insieme ai suoi compari catapultato nella Russia sovietica? Continuerebbe a ingannare gli altri, ottenendo, all’ufficio razioni, pasti per moglie e figlio, mai esistiti; oppure avviando un commercio con l’estero basato sul contrabbando, e magari ricevendo prestiti su prestiti a dispetto della rigida burocrazia sovietica. Poi si diffondono voci infamanti sul suo conto, uscite dalla bocca di un ubriaco e date per certe senza esitazione. Ma nessuno aveva letto Gogol’? Non conoscevano già il Čičikov del romanzo? No, nessuno l’aveva letto, ma almeno un uomo di buon senso era riuscito a confermare che fosse proprio un imbroglione: i miliardi che aveva accantonato erano spariti. A quel punto il narratore chiede di occuparsi del caso e riesce a scovare Čičikov, che ovviamente, implora pietà poiché ha a carico una madre invalida. Come ricompensa, il narratore, lasciando perdere necessità più urgenti, non desidera che un’edizione rilegata delle opere complete di Gogol’… 
Il modesto homo sovieticus privo di ambizioni, nel vortice del caos del suo tempo non sa più chi è, e soprattutto quando è sprovvisto di documenti gli viene chiesto di provare la sua identità. Diavoleide è un racconto dove tutto avviene di corsa, gli inseguimenti, i cambiamenti sia dei ruoli che delle fisionomie e delle forme (da umana ad animale). Gli stravolgimenti sono accentuati dalla dimensione fantastica, dalla presenza del diavolo, qui accennata e meglio sviluppata nel capolavoro di Bulgakov, Il maestro e Margherita. Il traduttore Andrea Tarabbia suggerisce nella postfazione di partire proprio da Diavoleide per “entrare nel mondo allucinato e grottesco di uno dei massimi scrittori del XX secolo”. Per la collana “Sìrin classica”, nata nel 2010 insieme al nuovo carattere tipografico “Voland” per celebrare i 15 anni della casa editrice, si è pensato a un numero limitato di volumi, solo dieci, ma forse ce ne saranno altri, c’è bisogno di nuove traduzioni: le lingue invecchiano, ed è un diritto del lettore leggere un’opera nella sua lingua contemporanea.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER