Diciassette omicidi per caso

Diciassette omicidi per caso
Fine anni '90, Genova. Una serie impressionante di omicidi sconvolgono il capoluogo ligure e l'entroterra. Cadono sotto i colpi di una P38 gestori di bische malfamate, gioiellieri, cambiavalute, prostitute. La polizia brancola nel buio, non riesce a trovare un filo logico che colleghi tutti i delitti né quindi a prevedere le prossime mosse dell'assassino. Finché un trans non riesce a sfuggire ad un agguato mortale nel quale cadono due metronotte: arriva il primo identikit del serial killer, un italiano di mezza età. Intanto la P38 semina il panico sui treni locali: vengono trucidate due ragazze nelle toilette, e la psicosi del mostro dilaga anche sui mass-media. La pressione sugli inquirenti è parossistica, e loro si sentono ad un passo dala meta: il lavoro di indagine è stato imponente, e gli indizi sono tanti, ma sarà una soffiata a mettere i poliziotti sulla strada giusta. L'assassino viene catturato: è Donato Bilancia, giocatore d'azzardo compulsivo, mosso da un odio feroce verso le donne. Gli omicidi che confessa quasi spavaldamente sono 17, di cui la maggior parte senza un perché. Dagli schermi di Primocanale, un'emittente locale genovese, la giovane giornalista Ilaria Cavo ha seguito sin dall'inizio la vicenda di Bilancia, e lui lo sa. Ecco perché decide che concederà interviste solo alla Cavo. Inizia un rapporto ora a distanza, fatto di decine di lettere, ora personale, fatto di incontri in carcere. Emergono dalla cronaca di questi incontri e di queste interviste il profilo terrificante di un assassino spietato e l'umanità di un bullo da bar, e anche alcune circostanze poco chiare legate ad una controversa chiamata in correo di terzi da parte di Bilancia in alcuni dei suoi omicidi. Inchiesta e legal thriller, noir e saggio antropologico, Diciassette omicidi per caso è merce irrinunciabile per ogni appassionato di cronaca nera e nerissima.

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