Dieci dicembre

Dieci dicembre
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L’Indicatore di Stato della Famiglia indicava “Tutti Fuori” quando Kyle entrò in salotto dopo aver attraversato di corsa il garage. Sul tavolo della cucina c’era un Avviso di Lavoro: “Ragazzo nuovo geode in veranda. Posizionarlo in giardino come da disegno allegato. Vietato cincischiare. Geode = cinque (5) Punti Lavorativi”. Fu solo allora che si accorse di essere entrato in casa con le scarpe (vietato) per giunta sporche di terra (supervietato)! E adesso? Provò mentalmente una scenetta: “Non ci crederai, papà! Sono entrato senza pensarci! Volevo subito mettermi al lavoro come avevi scritto sul biglietto!”. Corse di nuovo dentro il garage, posò le scarpe, prese l’aspirapolvere, tornò in casa e pulì le microzolle, poi si accorse che aveva lasciato le scarpe nel garage invece che sul Tappetino come prescritto, punta rivolta verso l’esterno per calzarle agevolmente in un secondo momento. Tornò in garage, posizionò le scarpe sul tappetino secondo regola e si avviò nuovamente verso il salotto. “Ragazzo”, gli disse il padre nella sua testa, “lo sai che anche sul pavimento del garage più immacolato c’è sempre qualche goccia d’olio, che ora si trova sui tuoi calzini, e viene stampata su tutto il tappeto berbero beige?”…

Vediamola in questo modo: prima di leggere Dieci dicembre non conoscevo George Saunders. Dopo, tutti i suoi libri precedenti sono schizzati ai primi posti della mia esigentissima wishlist. Sarà per reazioni come questa che già dall’inizio dello scorso anno il “New York Times Magazine” lo definiva come “il più bel libro del 2013”. Frase pretenziosa, forse, ma da condividere con entusiamo. Dieci dicembre è un libro che rapisce irrimediabilmente dalle prime pagine. Si apre con Giro di vite, la storia di un ragazzo un po’ strano che salva una ragazza un po’ svagata dal rapimento di un malintenzionato con parecchi problemi. Si chiude con il racconto che dà il titolo alla raccolta, un’altra storia di salvataggio, questa volta ad opera di un bambino grassottello e perso nelle proprie fantasie che evita a uomo malato di cancro una prematura fine tra le nevi. Il mondo di Saunders è fatto così, sospeso tra reale e surreale, commozione e ironia, poesia e orrore, attraversato da personaggi sempre al limite, sfigati, mitomani, cavie da laboratorio, militari appena tornati dal fronte che sconvolgono fragili equilibri familiari. Un mondo dove ragazze filippine e moldave fuggite dalle disgrazie dei loro paesi possono lavorare come decorazioni nei giardini dell’alta borghesia (Le ragazze Semplica) o dove una madre può, per amore, legare il proprio figlio a un albero come fosse un cane (Il cagnolino). Per dare voce a questa società dai contorni così spigolosi e imprevedibili, l’autore utilizza un registro stilistico diverso per ogni racconto con risultati originalissimi. È proprio nello stile che Saunders realizza il suo capolavoro. Si tratta di una scrittura potente, visionaria, magmatica, capace di trasmettere dall’interno, e con sorprendente realismo, le sensazioni di personaggi apparentemente guidati dalla follia, ma che conservano sempre una umanità purissima e sincera. È come se Saunders tentasse, riuscendoci alla grande, di dar voce al silenzio dei loro pensieri, di razionalizzare l’irrazionale, e rendere trasparente l’imperscrutabile ribollire di paure, nevrosi e passioni che ognuno di noi non ha il coraggio di esprimere.



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