Dieci donne

Dieci donne
Quando arrivano da Natasha, la psicologa che le ha ascoltate tutte, i giardinieri del sabato le osservano perplessi. Ce n’è per tutti i gusti, more, bionde, alte, magre, giovani, vecchie, snelle o in carne. “Le matte, arrivano le matte” avranno pensato. Ma il giardiniere con il karma degli autografi non riesce a distogliere lo sguardo da Ana Rosa, trentun anni  di vita inconsistente nella villetta a schiera dei genitori, segretaria dopo il liceo e sicura che tutto ciò che le è capitato e tutto ciò che le capiterà sarà comunque colpa sua. Poi c’è Manè, 1 metro e 74 (“parecchio per questo paese”), che è stata bellissima (nessuna dice mai “sono bellissima” e ancor meno “sarò bellissima”)  ed ha una vita tipo Norma Desmond in “Viale del tramonto”, pentita di aver vissuto come una cicala e di non aver avuto figli. Francisca(“perfino il mio nome è banale”) decide di affrontare la terapia per interrompere una catena di odio materno da cui non è mai riuscita ad emanciparsi, nonostante il matrimonio le fosse sembrato una buona via di fuga. Juana è una ragazza madre con un deficit di attenzione. Susy, sua figlia, ha un disturbo bipolare. Si sente indifesa, ha mille desideri, ma mai abbastanza soldi per realizzarli. Luisa è cresciuta tra gli animali, è finita a lavorare a Santiago, ha sposato Carlos che poi è stato portato via una notte, due mesi dopo il golpe. Lupe ha diciannove anni, è lesbica e non se ne vergogna. È arrivata dalla psicologa perché sua madre l’ha obbligata. Simona, psicologa di sinistra che lotta per la parità, ha pieni i coglioni di come le donne siano disposte a tutto pur di avere un uomo accanto. Andrea, la nota giornalista televisiva, non ha capito se la sua è davvero una vita vissuta o se è solo la spettatrice di se stessa. Layla è nata mentre i Beatles tenevano il loro ultimo concerto sulla terrazza londinese. La sua famiglia è di origine araba e la sua infanzia si svolge sotto il totale dominio del sesso maschile. Nonostante i suoi genitori non siano religiosi e non vi sia alcuna impronta di fanatismo in famiglia, la madre impiegherà molti anni per trovare il coraggio di uscire di casa a capo scoperto. Questo sarà il simbolo della vita di Layla: giornalista a Gaza per scoprire cosa ‘è sotto il velo. Ma rimane incinta, del nemico, e il bambino ne ha tutti i segni: è biondo con gli occhi chiari, inutile chiamarlo Ahmed. Ma insieme al bambino cresce in Layla anche un desiderio di autodistruzione, un degrado fisico e psichico che sprofonda nell’alcol. E poi si tocca il fondo. “Per poter guarire ogni persona deve farsi carico dei propri ricordi. E per farlo ha bisogno degli altri”...
“Vivo a dieta. Non per modo di dire. Sono sempre a dieta. Le ho provate tutte. Il problema è che adoro mangiare.” Potrebbe essere una nostra amica, o noi stesse: chi di noi non conosce questa affermazione? Ognuna di noi può facilmente ritrovarsi in ciascuna delle storie raccontate dalle Dieci donne di Marcela Serrano. Tutte diverse, per origine, stile di vita, cultura ed esperienze. Ma tutte in fondo con un unico denominatore comune: l’essenza della femminilità. “Alla fine, tutte noi, in un modo o nell’altro – conclude Marcela Serrano avvalendosi della psicologa Natasha – abbiamo la stessa storia da raccontare”. Questa, di storia, è ambientata in un Cile definito sessista, che potrebbe essere un qualsiasi paese del mondo, dove si perpetuano i tentativi di tutte le donne di sottrarsi al dominio dell’altro sesso, alle imposizioni ormai croniche della società, di una cultura atavica che si serve di religioni e superstizioni, o che usa i figli delle donne per ricattarle. Non è più la singola donna che si rivolge alla psicologa per curare un malessere personale e interno: sono le donne che, tutte insieme, capiscono che ciò che ritenevano fosse colpa loro o un loro limite è in realtà il frutto delle pressioni esterne, che il loro destino ha un denominatore comune e che, come conclude Layla, “per poter guarire, qualsiasi persona deve essere capace di farsi carico dei propri ricordi. E per farlo ha bisogno degli altri.” Marcela Serrano, con il suo noto stile garbato ma intenso, ci conduce dolcemente per mano attraverso dieci racconti che da singoli divengono uno solo, il racconto di tutte le donne. Un libro in cui immergersi e lasciarsi trasportare come in una seduta terapeutica.

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