Dieci nel Novecento

Dieci nel Novecento

Nel Novecento ci sono stati romanzi di grande letteratura e romanzi di grande successo. Colei che non si deve amare, di Guido Da Verona, è apparso nel 1910 ed ha rappresentato il primo caso di grande successo nella cosiddetta letteratura di intrattenimento: un personaggio, Arrigo del Ferrante, che incarna vizi e vezzi del piccolo borghese e in cui pienamente si rispecchia l’italiano medio. Annie Vivanti, dieci anni dopo, pubblica Naja Tripudians, grande successo di vendite per un’autrice alle soglie dei cinquant’anni, che si concede una narratività semplice, perfino infantile, ma ben caratterizzata in senso antinaturalistico. Liala è forse il primo vero caso di grande successo di massa della letteratura di intrattenimento rosa: con Signorsì, nel 1931, Amalia Liana Negretti Cambiasi Odescalchi, in arte Liala, infila per Mondadori il primo boom di vendite della storia dell’editoria italiana con un facile romanzo sentimental-aviatorio. Fiabesco e briosità narrativa, invece, caratterizzano nel 1936 un altro facile successo del Novecento: Dolicocefala bionda di Pitigrilli. È invece Giovanni Guareschi, nel 1948, con Mondo piccolo. Don Camillo che lancia la fortunatissima saga che vedrà contrapposte due figure tipologiche di grande popolarità letteraria poi divenuta anche televisiva. L’estate dei bisbigli, del 1956, di Brunella Gasperini, sarà invece il primo romanzo a diffusione popolare sul tema del rapporto genitori e figli. Nel 1966, Giorgio Scerbanenco pubblica il romanzo Venere privata che gli frutta da subito la fama di innovatore radicale del giallo all’italiana. La nascita italiana della paraletteratura che attinge al new journalism, voga statunitense degli anni Sessanta, è per intero attribuibile a Oriana Fallaci con il suo Un uomo del 1979. Stefano Benni, con il suo romanzo Terra!, del 1983, lambisce molto all’ingrosso i territori della letteratura per poi diffondersi all’indirizzo di una multimedialità onnivora. Infine, Andrea Camilleri: La forma dell’acqua, 1994, inaugura forse la serie di gran lunga più longeva di romanzi con un protagonista che sarà anche il più famoso commissario d’Italia, Montalbano. Non è semplice motivare un successo tanto persistente nel tempo e diffuso nello spazio. Un motivo non trascurabile di tanto successo è certamente da cercare in quel tratto di consapevolissimo riuso di formule lessicali dialettali siculo-agrigentine, in schema frastico italiano, che tanto successo hanno avuto nel mondo…

Si potrebbe realizzare una storia letteraria del Novecento italiano per ognuno dei mille criteri catalogatori che si possano o vogliano individuare: solitamente, si elencano e studiano i casi di testi che debbano entrare a far parte del “canone” letterario; in questo caso, l’autore ha scelto di raccontare il come ed il perché, nella storia letteraria d’Italia, di romanzi di grande successo di autori di sicura fama popolare ma di non altrettanto sicura levatura letteraria. Ne viene fuori una letteratura “altra”, quella dei grandi successi di una media letteratura, che hanno dato fama e denaro ai loro autori ma, ahimé, poche pagine alle storie della letteratura. E non è, si badi, una letteratura di serie “B”, o una paraletteratura o una letteratura di genere, come si suol dire, è invece una letteratura di grande divulgazione, uno spettacolo di intrattenimento che rifugge assai spesso dall’impegno socio-politico ma che rispecchia la società e la politica in alcuni casi più di quanto non facciano le scritture impegnate. Un saggio di storia e critica letteraria che si legge con piacere, che induce a pensare a fenomeni – e le reazioni alla recente scomparsa di Camilleri lo confermano – che essendo di massa, lasciano confondersi i confini tra letteratura e successo, tra qualità della scrittura e facile leggibilità d’essa.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER