Dieci obiezioni ai comandamenti

Dieci obiezioni ai comandamenti

La letteratura russa è imbevuta di una tensione religiosa e di problematiche etiche che affondano profondamente le radici nei precetti cristiani. E di contraddizioni che altrettanto profondamente contravvengono alle norme del cristianesimo, ossia ai dieci comandamenti. Prendiamo Anna Karenina: un’adultera che disobbedisce scandalosamente alla sesta regola del Decalogo, saldando il conto della sua colpa con la vita. E Raskòl’nikov? Ruba andando contro il settimo imperativo. A questo peccato ne aggiunge un secondo, più grave, il delitto vero e proprio, che verrà punito con l’adeguato castigo. Anche la storia dei Karamazov ruota intorno a un comandamento, il quarto, e alla sua negazione, dal momento che tutti e tre i fratelli accarezzano, in modi differenti, l’idea della morte del laido padre. Il padre poi muore davvero per mano del quarto fratello, l’illegittimo e misconosciuto Smerdjakòv, che mette in pratica la teoria di Ivàn del “tutto è permesso”. Queste infrazioni sono palesi. Ma ve ne sono altre, più sottili. In che modo, ad esempio, Oblomov, che ha “la candida grazia e la rotonda tenerezza d’un fiocco di neve” può violare con la sua sorridente ignavia l’obbligo di santificare le feste? Igor Sibaldi ce lo spiega...

Filologo e slavista convertitosi alla ricerca metafisica e teologica, Sibaldi ripercorre, come è esplicitato nel sottotitolo, una “breve storia della letteratura russa attraverso i suoi paradossi”. Paradossi che hanno un comune denominatore, il superamento dei più radicati tabù della nostra fede. Proprio di superamento e non di semplice trasgressione si tratta, perché il calpestare quanto prescrivono le Tavole della Legge sposta più in là i limiti della coscienza producendo una crescita interiore. In poco più di duecento pagine Sibaldi concentra, analizza e distilla una mole di sapere e riflessioni tanto ingente quanto la montagna su cui quelle pesantissime Tavole sarebbero state date all’uomo. E lo fa con una passione, un’arte affabulatoria e un’abilità maieutica tali da trasformare un saggio letterario in un’esperienza culturale ed emozionale, che scavalca agilmente la pagina scritta per raggiungere l’intimità del nostro essere.



 

 

 

 
 
 
 

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