Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

Gli oggetti che compri sul web, i siti che consulti, i luoghi che visiti. Tutto ormai fa parte di un algoritmo, grazie a quel piccolo dispositivo che hai sempre con te, il tuo smartphone. Gli algoritmi mettono in relazione ciò che fai con ciò che fanno altre persone. Tutto entra in un meccanismo complesso di incroci e relazioni, che incide in maniera significativa sulla psicologia degli utenti. Hai fatto caso a quell’inserzione, proprio in quel momento, quasi ti avesse letto nel pensiero? Sì, più o meno è andata così, ti hanno praticamente letto nel pensiero, grazie a tutte le informazioni che involontariamente hai fornito sul web. Prima si chiamava pubblicità, ora è come se fossimo a uno stadio più avanzato, che incide più profondamente sui comportamenti delle persone, eliminando ogni volta di più un pezzettino di libertà. “Non sentirti insultato, per favore. Sì, sto dicendo che forse ti stai trasformando, giusto un pochino, in un cane ben addestrato o, ancora peggio, in un topo da laboratorio o un robot”. Per rendere meglio un’idea è utile ricorrere a un acronimo, decisamente chiaro e potente. “Fornire ai Re dell’Economia Globale Annunci che Trasformano gli Utenti Ridotti in Algoritmi»: FREGATURA”. La Fregatura è una sorta di macchina statistica, si mette in moto nei più disparati contesti, a partire da quello economico fino a politica e informazione. Attenzione però, non tutto il digitale va buttato via o considerato meramente un pericolo. Si tratta di riuscire a governarlo, a non farsi sopraffare, a prendersi i propri spazi. E forse cancellare i propri account social potrebbe essere una strada per raggiungere questo obiettivo…

Per spiegarci perché bisogna uscire da tutti i social network Jaron Lanier parte nientemeno che dai gatti. Sì, loro, che quatti quatti sono diventati i protagonisti del web, una presenza incontrastata e incontrastabile, veri re di ogni tipo di meme, virali come nessuno. Perché loro e non i cani? Forse perché sono più intelligenti che addomesticabili, più egocentrici che fedeli. “Questo libro spiega come diventare gatti. Come restare autonomi in un mondo in cui siamo costantemente sorvegliati e sollecitati da algoritmi gestiti dalle più ricche corporation della storia, la cui unica fonte di guadagno consiste nel farsi pagare per manipolare il nostro comportamento? Come possiamo essere gatti, nonostante questo?”. Lanier, informatico, musicista e scrittore, attualmente ricercatore alla Microsoft non è presente su alcun social media e in questo libro invita i lettori a fare altrettanto. Già autore di saggi molto critici sugli effetti della rivoluzione tecnologica, come Tu non sei un gadget del 2010, qui si sofferma sui motivi per cui nessuno dovrebbe utilizzare questi strumenti. L’autore non va troppo per il sottile: le ragioni vanno da “I social media ti stanno facendo diventare uno stronzo”, a “I social media non vogliono che tu abbia una dignità economica”, per concludere con “I social media (ti) odiano (nel profondo del) l’anima”, passando per “I social media stanno minando la verità” e altre affermazioni non proprio tranquillizzanti. Come spiega nella nota introduttiva, il libro è stato scritto negli ultimi mesi del 2017 e dato alle stampe quando stava prendendo piede il ciclone Cambridge Analytica, che ha scoperchiato gravi storture di Facebook, convincendo tantissime persone a abbandonare il social network. Sempre in questa nota, si sofferma sulle prese di posizione di molti opinionisti, sottolineando quanti hanno criticato in modo pesante proprio chi aveva fatto questa scelta così drastica. Lanier ammette che in molti, seppur allarmati e critici nei confronti del “sistema” Facebook, sono rimasti all’interno del social, per motivi di lavoro, di networking, di conoscenze. Perché, in sostanza, non ne possono fare a meno. Ma nello stesso tempo si mostra in totale disaccordo. Siamo proprio sicuri che queste piattaforme siano diventate imprescindibili per la nostra vita? È il dubbio che instilla nel lettore. “Sì, va bene, chiudere l’account è un privilegio ed è vero che molti non possono permetterselo. Ma se hai l’effettiva possibilità di chiuderlo e non lo fai, non stai sostenendo i meno fortunati, stai solo rinforzando quel sistema in cui tanta gente è intrappolata. Io sono la prova vivente del fatto che puoi avere spazio nei media senza account social. […] Tu, proprio tu, hai la responsabilità di inventare e dimostrare modi di vivere senza questa schifezza che sta distruggendo la società. Chiudere il proprio account è l’unico modo, per ora, per capire con che cosa possiamo sostituire questo nostro, fenomenale errore”. Una visione senza mezze misure, un saggio comunque decisamente interessante per ampliare le proprie conoscenze su un mondo in cui tutti siamo immersi e non sempre con la giusta consapevolezza.



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