Dietro i nostri occhi

Dietro i nostri occhi
Luc Dardenne è il fratello minore di Jean-Pierre. I fratelli Dardenne sono ormai una solidissima realtà del panorama cinematografico autoriale europeo. Le loro opere sono totalizzanti, nel senso che pongono lo spettatore davanti ad un bivio amore-odio a cui non si può sottrarre. Certamente i numeri ed i riconoscimenti stanno dalla loro parte: vincere nel giro di tre anni a Cannes prima la Palma d’oro con “L’enfant” (2005) poi il premio per la miglior sceneggiatura con “Il matrimonio di Lorna” (2008) non è affare di tutti i giorni. Luc ha iniziato a tenere un diario nel periodo più buio della sua carriera cinematografica: a cavallo tra il 1991 e il 1992 esce “Je pense à vous”, un film poco riuscito che arriva a mettere in discussione l’intera struttura artistica e mentale dei fratelli Dardenne. “Cosa fare? Bisogna continuare a voler filmare? A fare dei film? Perché mai! Il brutto film che abbiamo appena girato dovrebbe guarirci definitivamente da questa illusione, da questa pretesa”. Luc teneva il diario da neanche un mese quando scrive queste parole, poche righe che descrivono sapientemente la situazione di tumulto interiore che lo sconvolgeva. E’ questa l’occasione migliore per appuntarsi idee, pensieri, letture e visioni quotidiane. E’ con questo spirito, critico, lacerato, dubbioso che inizia il diario che Luc Dardenne ha tenuto per quasi quindici anni e che si conclude, guardacaso, qualche mese prima dell’uscita, trionfante, di “L’enfant” nelle sale di tutto il mondo. Nelle sue pagine appunti, sensazioni, brevi e brevissimi scritti, piccole recensioni di film visti e di libri letti, parole che ci restituiscono il Luc Dardenne uomo e non solo uomo di cinema. Parole che, per stessa ammissione del regista, servono a migliorarsi, prima dal punto di vista umano poi dal punto di vista artistico. La seconda parte del volume è dedicata, come già avveniva nell’edizione francese del volume intitolata “Au dos de nos images”, alle sceneggiature originali di “Il figlio”, “L’enfant” e “Il matrimonio di Lorna”, ultimi tre lungometraggi diretti dai fratelli Dardenne...
Un libro come questo è più un atto di amore e di coraggio che un’operazione commerciale. Perché se è vero che Luc e Jean-Pierre Dardenne sono diventati i paladini di un cinema europeo autoriale, di scrittura, che si oppone alle roboanti maestosità di Hollywood, e se è vero che le loro pellicole hanno ricevuto così tanti riconoscimenti in giro per il mondo, è anche vero che il loro cinema non è per nulla facile. Né da vedere, né, di conseguenza e a maggior ragione, da leggere. Per apprezzare completamente le parole del diario di Luc è necessario entrare in empatia con lui e per farlo è condizione necessaria, ma si badi bene non sufficiente, aver già metabolizzato le sue opere da regista. Non apprezzarle, ma per lo meno aver provato a dialogare con esse. Così come l’autore del diario ha voluto dialogare prima con sé stesso, nel momento della scrittura, poi con il suo pubblico nel momento della diffusione della sua opera più intima. Questo diario. Che raccoglie vita, cinema, letteratura, teatro, amore e disperazione. Leggi l'intervista a Luc Dardenne

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