Dietro l’ombra del clown

Dietro l’ombra del clown

Milano. Andrea Carnera è in ufficio ed ha un dolore alla testa lancinante. Il lavoro lo annichilisce, non si riesce a concentrare, si sente l’anello di una catena che non comprende. Consuma la pausa pranzo con Ferruccio, un collega che non parla mai, apatico, che non si gode la vita. Dopo il pasto il suo telefono squilla: una ragazza, Annika, nuova arrivata, lo cerca. È interessata ad un annuncio da lui lasciato in cui cerca un coinquilino con il quale dividere le spese. Annika è, ovviamente, bellissima. Andrea accetta immediatamente, facendosi subito diversi film mentali. Film mentali che si dissipano la sera stessa, in quanto lei si rivela scortese e di poche parole. L’indomani ricomincia la solita routine. O così sembra. Andrea riceve un richiamo dal dottor Marzotti, il suo capo, che lo costringe ad indossare un cappello con la testa di asino. Dopo essere andato in bagno, torna alla sua scrivania e sente un telefono vibrare dentro un cassetto. Lo prende e risponde. Uno sconosciuto lo invita ad avvicinarsi alla finestra e ad affacciarsi. Andrea fa capolino e tre piani sotto, vicino ad una cabina telefonica, c’è un clown che lo indica...

Quando in un romanzo c’è un pagliaccio, il richiamo al capolavoro di Stephen King, It, è automatico, sebbene sia più che scontato. Altrettanto lampante è, per un cinefilo, pensare al film di Gondry The eternal sunshine of the spotless mind quando in una storia è presente la rimozione dei ricordi. Ma Dietro l’ombra del clown non vuole essere ed assolutamente non è una sintesi di queste due opere. È un noir metropolitano frutto della mente di un amante del lato oscuro delle cose, Andrea Mariani. È un noir scorrevole, macabro, crudo e senza filtri in alcuni passaggi, e difetta di una trama troppo veloce e sbrigativa, in cui la suspense non è creata né tantomeno cercata. In alcuni momenti può sembrare di star leggendo una parodia, tanto è ipercinetica la storia, a tal punto che a posto di inorridire o di scandalizzarsi, l’effetto sortito è opposto, ovvero si suscita nel lettore incredulità divertita o addirittura ilarità. Un noir dunque con più contro che pro, che lascia però un insegnamento ‒ se lo si vuole cogliere ‒ non indifferente: i mostri esistono, ma solo dentro la testa.



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