Difendere la Terra di Mezzo

Difendere la Terra di Mezzo

Parlare di Tolkien e delle sue opere – in particolare de Il Signore degli Anelli e più in generale degli scritti pubblicati anche dopo la sua morte – può voler dire camminare su un terreno alquanto scivoloso. Come scrive Brian Rosebury nel suo libro Tolkien, un fenomeno culturale “l’opera di Tolkien non è una pagina bianca sulla quale si possa scrivere qualsiasi cosa: al suo interno vi sono precisi concetti impliciti e talvolta anche espliciti”. Infatti, se da un lato si rischia di relegare l’opera magna del Professore di Oxford a una semplice novella destinata a un pubblico giovanile, dall’altra si rischia di imprigionarla in una critica troppo rigida che non solo ne diminuisce il valore intrinseco ma addirittura ne veicola un messaggio errato. A creare questa oggettiva difficoltà nel collocare l’opera tolkieniana nel panorama della letteratura inglese in particolare, e nel panorama della letteratura europea in generale, sono i diciassette anni intercorsi dalla prima pubblicazione del professore; Lo Hobbit, pubblicato nel 1937, infatti viene lanciato con chiari riferimenti all’opera di Carroll, Alice in Wonderland, e definito nella presentazione alle librerie come “un libro di avventure in un magico mondo di nani e draghi”. Una descrizione che, nel bene e soprattutto nel male, resterà ancorata per sempre alle opere di Tolkien anche quando quel magico mondo si trasforma in un romanzo epico di mille pagine, preferendo al tono comico e all’atmosfera fiabesca una narrazione più cupa e a tratti spaventosa…

Difendere la Terra di Mezzo è un libro da “battaglia” per usare le stesse parole del suo autore Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi. Partendo dal titolo che già strizza l’occhio alla critica inglese su Tolkien – Defending the Middle Earth è un noto saggio di Patrick Curry sull’universo tolkieniano – Wu Ming 4 crea un agevole volume diviso in due parti che consente al lettore di farsi un’opinione chiara e non pregiudizievole sulle opere del professor Tolkien. I primi due capitoli ripercorrono la sua carriera artistica, letteraria e di studioso per offrire un background che renda più facile poi la comprensione della nascita di opere come Lo Hobbit o Il Signore degli Anelli. Si prosegue analizzando il messaggio che Tolkien voleva veicolare nelle sue opere per poi giungere al significato cha hanno assunto nell’epoca moderna, in particolare in Italia dove la critica si è sostanzialmente divisa in tradizionalista e simbolista. Nella seconda parte, invece, si analizzano più da vicino i protagonisti che popolano la Terra di Mezzo ovvero gli Hobbit, creature a metà tra Elfi e Uomini, con precise caratteristiche e che avranno il compito di salvare quella Terra di Mezzo proprio quando né Elfi e né gli Uomini ne saranno in grado. Un libro scorrevole che “vorrebbe aiutare i lettori italiani a guardare un vecchio autore con occhi nuovi” e che offre una buona e solida base per permettere all’appassionato di immergersi nella lettura non solo delle opere del Professore ma anche degli scritti critici mantenendo inalterata la visione che lo stesso Tolkien aveva dato alla sua opera e ai suoi personaggi.



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