Diglielo da parte mia

Diglielo da parte mia
Boca Grande, centroamerica, anni Ottanta. Grace Strasser-Mendana per cinquanta dei suoi sessanta anni è stata un'antropologa. Dopo aver smarrito la fede nel metodo chiamato anthropos, si è ritirata dall'attività, ha sposato un ricco piantatore di palme del luogo e si diletta allo studio della biochimica. Una disciplina in cui ogni risposta è dimostrabile con formule chimiche. Un giorno Grace disegna la proteina della paura del buio e Charlotte le dice che non vede proprio come il fatto di chiamarla proteina renda la paura diversa. Grace è decisa a testimoniare per lei. Ecco quanto accadde: Charlotte lasciò due uomini, poi  tornò a viaggiare con il primo e lo lasciò morire da solo. Perse la figlia diciottenne Marin per problemi di "storia" contemporanea e dopo  perse anche la seconda, a pochi giorni dal parto, per certe "complicazioni". Venne come turista a Boca Grande, diventando la norteamericana e morì piena di speranza. Ma la vicenda ha molte circostanze e attenuanti...
Diglielo da parte mia ricorda Raymond Carver e Joseph Conrad; con forma minimalista Joan Didion racconta più storie che s'intrecciano e che il lettore deve ricostruire, perché la narrazione non è lineare, ma procede per strappi, connessioni improbabili, salti temporali e repentini cambi di soggetto; uno stile che sottolinea l'incapacità di comunicazione. Un romanzo difficile da raccontare che può essere letto a più livelli. È denuncia dell'ambiguità sociale in cui realtà contrapposte convivono; è accusa dell'ingenua convinzione secondo cui il buono vince  e i problemi si risolvono sempre; è riflessione sociale sulle conseguenze di crescere i figli senza regole; è racconto ironico e aspro di donne diverse, ma in fondo simili, delineate in modo sfumato da ciò che non sanno o non vogliono o non sono. La storia procede con il ritmo del pensiero intimo, quel continuo ragionare interiore in cui spesso le frasi si ripetono con minime variazioni, che le rendono più significative. Un libro da leggere e rileggere, che non a caso è stato inserito nella collana de Gli Intramontabili.

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