Dimmi che credi al destino

Dimmi che credi al destino

“Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l’amore. Cambia continuamente, e anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all’orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio e la pioggia si mischia alle tue lacrime”. Ornella è una libraia che ha superato la cinquantina e d’un tratto scopre che la libreria presso cui lavora potrebbe chiudere tra due mesi. Le sue sicurezze, che tra l’altro riguardano solo il lavoro, vacillano. Chi mai l’assumerà alla sua età? Come potrà trovare il modo di crearsi una nuova vita se tutto ciò che ama sono i libri? Non avendo spunti utili pensa di invitare a Londra la sua migliore amica, la Patti, una milanese energica in balia dei capricci di una suocera poco stimata, la cariatide, e di un marito fin troppo passivo. Ad aiutarle c’è anche Diego, il barbiere che lavora nel negozio di fronte. E chissà che queste tre esistenze così insoddisfatte ma ugualmente attaccate al poco che possiedono non riescano a scovare un modo per salvare l’Italian Bookshop...

Questo gradevole racconto è un sincero omaggio alla città di Londra con le sue infinite contraddizioni, agli italiani che per piacere o per necessità sono portati a trasferirsi e ancor più un omaggio verso una donna che ha lasciato il segno nel cuore dell’autore: Ornella Tarantola è la protagonista del libro, conosciuta dieci anni fa in seguito a un invito rivolto a Luca Bianchini presso la libreria londinese che dirige. Nel complesso i personaggi appaiono interessanti, pur nella loro caratterizzazione forte e tendente al cliché. Può disturbare la presenza eccessiva del narratore che racconta troppo togliendo spazio a Ornella e i suoi amici, ma la scrittura semplice, leggera stempera i toni a tratti drammatici e le tematiche dolorose affrontate, come la tossicodipendenza. A sostenere i personaggi nel loro percorso e rafforzarli è l’amicizia, messa in luce ed esaltata al di là dei legami sentimentali o famigliari. L’amicizia è il vero salvagente che tiene a galla nei momenti peggiori dell’esistenza.



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