Dimore vuote

Dimore vuote

2009. Una mossa affatto insolita per chi stia cercando casa: «Cominciai a passare in rassegna gli annunci online di dimore che non potevamo assolutamente permetterci, esercizio di ambizione tipicamente americano»; sentimenti che in questo caso sono un tutt'uno con i desideri della famiglia di Bill Dedman, giornalista interessato a comprare in «una delle cittadine del Connecticut, a nord-est di New York, a un'ora circa dall'Empire State Building». Può apparire invece sorprendente che le aspirazioni di una sera assumano il carattere di una ricerca non solo misteriosa su dimore patrizie disabitate e su Huguette Marcelle Clark (1906-2011), l'erede davvero speciale di una delle famiglie più ricche d'America; una condizione non tanto di prestigio e di opportunità quanto di meraviglie, di discrezione eccezionale, quasi di estraneità al mondo e a una grande, grandissima fortuna...

Il giornalista Premio Pulitzer Bill Dedman e Paul Clark Newell, Jr., cugino di Huguette Clark, esaurientemente, collaborano alla riuscita del godibile reportage e del vivido ritratto di una delle famiglie di straordinario rilievo nel Novecento americano. Ed è proprio lì, nell'intreccio della favola dell'«ultimo ricco della Golden age americana» – il  Re del rame padre di Huguette – e delle suggestive testimonianze storiche e giornalistiche del tempo che si cela l'interesse narrativo per la famiglia di W.A. Clark e che si precisano strane dicerie e, in ultima analisi, risvolti di frodi circa il sistema gestionale del patrimonio. Il principale soggetto del libro è certamente l’erede: «una donna silenziosa in un periodo chiassoso»; che «aveva tutto ciò che si potrebbe desiderare, ma si privò di tutto, tenendo per sé solo le brioche e i maglioni di cashmere»; un personaggio fuori dal comune, che diede una piega artistica alla sua vita; una «paziente a tempo indeterminato, un’inquilina» del Doctors Hospital; una reclusa per scelta. Alternando storie familiari, descrizioni peculiari delle proprietà, racconti di conversazioni con la stessa Huguette, episodi di gioie e lutti, generosità, l’intricata faccenda del testamento, il tutto in un dosaggio accorto, gli autori riescono a dare all’ereditiera, di cui tanto e forse troppo si disse, una nuova lirica autenticità.

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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