Diranno di me

Diranno di me

Bloomington, California-Stati Uniti, anni ’80. Eric Fournier è un adolescente, canta in gruppo con i suoi amici del liceo, è soprannominato “polmoni di cuoio” per la sua voce potente. Conosce le nuove band emergenti, stile punk: non c’è ancora internet per tastare il panorama musicale al di fuori della propria cerchia, pertanto Eric, che è curioso di quanto avviene intorno ed ha un carattere coinvolgente e dissacrante, viene visto dagli amici come un punto di riferimento e col senno di poi si dice abbia influenzato molto la cultura punk di quegli anni. Tuttavia da altre fonti traspare una personalità molto complessa, che rende Eric una persona difficile da inquadrare e forse anche da riuscire a seguire senza farsene travolgere. Non appena la tecnologia video si fa strada, Eric comincia a girare anche alcuni video, ed il primo realizzato insieme ai suoi amici risulta a carattere decisamente trash (qualcuno si strappa la faccia, un tripudio di interiora comprate dal macellaio, sangue finto a volontà). Fino a che, assieme al suo amico Nick, e con l’aiuto involontario della sua (ormai ex) ragazza Amy, dà vita ad un nuovo personaggio, quello di Shaye Saint John: parrucca in testa, maschera in faccia, carrozzina in quanto menomata da un misterioso incidente, i video di questa pseudo celebrity diventano presto virali e un fenomeno di massa del quale ancora non si hanno ben chiare né le dinamiche sottostanti né i motivi della genesi e della scomparsa, ma se ne vedono certamente i punti di forza e la potenza innovativa...

Inquietante. Questo è sicuramente l’aggettivo più calzante per un romanzo-saggio come questo, che è permeato di un alone di mistero e di disadattamento tali da catturarci irrimediabilmente oppure respingerci all’istante. O forse entrambe le sensazioni. Se non vi fate impressionare da Shaye, tuttavia, leggerete questo volume tutto d’un fiato. Andrea Roccioletti, artista torinese classe 1979 (https://roccioletti.wordpress.com/) scandaglia in modo tagliente, conciso, un fenomeno di costume che è diventato leggenda (provate a googlare Shaye Saint John e per chi non la/lo conosce, come è stato per me, si aprirà un mondo). L’opera può essere letta in due modi: da una parte, semplicemente, racconta una versione dei fatti di un evento mediatico senza precedenti ed innovativo, nel modo più imparziale possibile, allegando estratti di siti internet, elencando date e dati; dall’altro, interroga su quanto ci sia di reale in ciò che tutti i giorni viene sparato senza alcun filtro in rete, sulle reazioni del popolo web (in questo caso, un mix di incredulità, divertimento o vera e propria repulsione); sul successo e, soprattutto, sul fallimento di una presunta o meno star (di cui Shaye rappresenta una immensa caricatura). Bello, a questo proposito, il dialogo tra Eric, la mente di Shaye, e Lenora, curatrice di mostre d'arte. Quello che è certo è che il libro non lascia indifferenti, e il mito di Shaye Saint John, anche grazie a questo libro, continua.



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