Discorsi contro

Discorsi contro
Una scuola laica, di tutti e per tutti, per tenere fede al motto secondo cui “istruire è costruire”, non deve patire fastidiosi dogmi ecclesiastici. Se davvero l’educazione è una costruzione allora non collima con le pratiche di Santa Romana Chiesa: “Non c’è uno scrittore, un poeta, un filosofo, un pensatore che voi accettiate, e tutto quanto è stato scritto, scoperto, sognato, dedotto, immaginato, illuminato, inventato dai geni […] voi lo rifiutate! Se il cervello dell’umanità fosse davanti ai vostri occhi, a vostra disposizione, aperto come la pagina di un libro, voi vi fareste delle cancellature”... I tagli all’istruzione, alle arti ed alle scienze per esigenze di bilancio sono il viatico grave del tracollo culturale di una nazione: a fronte di un risparmio risibile e ridicolo a rischiare la chiusura sono intere Facoltà, scuole, biblioteche, musei, teatri. “Qual è il grande pericolo della situazione attuale? L’ignoranza. L’ignoranza ancora più della miseria. L’ignoranza che trabocca, che ci assedia, che ci investa da ogni parte. È per via dell’ignoranza che certe dottrine nefaste passano dallo spirito spietato dei teorici al cervello confuso delle masse”… La lotta per il suffragio universale equivale a riconoscere il diritto di tutti di comporre l’autorità universale con la somma delle libertà individuali. La dissoluzione del concetto di casta passa soprattutto attraverso la concessione del diritto di voto alle classi definite inferiori: “Il lato meraviglioso del suffragio universale, il lato efficace, il lato politico, il lato profondo non fu quello di abolire il bizzarro divieto elettorale che […] pesava su una parte della classe media […] Il lato profondo, efficace, politico del suffragio universale fu di andare a cercare nelle zone sofferenti della città, nei bassifondi, l’essere piegato sotto il peso delle negazioni sociali, l’essere offeso che, fino ad allora, non aveva avuto la speranza se non la rivolta, e di portargli la speranza sotto un’altra forma e dirgli ‘Vota, non combattere più!’”…
I tagli all’istruzione, la preservazione della cultura, il diritto di voto come strumento di uguaglianza sociale, la libertà di stampa, l’ingerenza del clero nell’istruzione, la lotta alla miseria ed alla povertà sono tematiche attualissime. Tuttavia, quello di cui parliamo è un libretto che raccoglie i migliori e più alti discorsi fatti da Victor Hugo. Oltre ad essere stato un grande scrittore e un grande drammaturgo, infatti, Hugo è stato anche un appassionato uomo politico, attraversando cinque assemblee e tre regimi. Dai suoi discorsi traspare una fortissima carica umanista e idealista totalmente votata alle battaglie più progressiste della sua epoca. Molti dei suoi interventi di allora (e stiamo parlando dell’Ottocento) si adattano perfettamente ai nostri tempi, segno che certe battaglie sociali non hanno età, ma segno anche che molto rispetto ad allora è rimasto immutato. La potenza delle sue orazioni non sta soltanto nel fatto che, essendo drammaturgo, fosse in grado di ricorrere all’enfasi ed alle pause liriche strategiche, ma sta proprio nella forza delle idee che puntavano dritte a spezzare schemi e schematismi, gerarchie e ordine costituito. Non a caso erano e sono Discorsi contro: contro “la casta”, contro il clero invadente, contro la classe sociale media convinta di essere l’unica depositaria dei diritti, contro la miseria che dissangua il popolo, contro i legislatori che attentano alla sana vita culturale del Paese togliendole soldi e ossigeno, contro i tentativi di imbavagliare la stampa e la libera circolazione delle informazioni. Un recupero meraviglioso di pagine significative, di parole pesanti come pietre che hanno attraversato centinaia di anni per arrivare a noi intatte nella loro profondità e attualità in difesa dei valori altissimi di giustizia ed uguaglianza. Invitano a discernere, ad interrogarsi, a porre dubbi e mettere in discussione il sistema così per come ci viene presentato sotto gli occhi: “La vostra è una legge che indossa una maschera. Dice una cosa e ne fa un’altra. È un’idea di asservimento che prende le mosse dalla libertà; è una confisca chiamata donazione […] Del resto, è la vostra abitudine: tutte le volte che forgiate una catena voi dite ‘ecco una libertà’”.

 

 

 

 
 
 
 
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