Discorsi sull’educazione

Tre discorsi per un unico tema: l’educazione. Tre prospettive che convergono verso la valorizzazione della relazione. Ogni essere umano ha in sé il bisogno profondo di sperimentare un legame, originariamente rappresentato da quello con la madre. L’educatore è, quindi, chiamato a rispondere al bisogno di relazione, sostenendo lo sviluppo dei desideri e delle energie proprie di ciascun discente, mantenendo un sano equilibrio tra lo stile educativo coercitivo e quello liberale, tra confidenza e distanza. Centrale è la capacità di percepire l’altro senza sostituirsi ad esso, la capacità di entrare in empatia, di mantenere viva la dimensione del dialogo, sebbene la relazione educativa responsabile preveda un rapporto asimmetrico tra educatore e discepolo. È l’educatore, infatti, che dovrebbe essere capace di vedere ciò che l’allievo potrebbe diventale, riconoscendone l’unicità. L’educazione degli adulti, in questa cornice, merita un approfondimento che consideri le specificità dell’apprendimento in età adulta: prima fra tutte la personale visione del mondo come leva fondamentale per la crescita personale. Le radici identitarie non sempre comuni a tutti i partecipanti, però, potrebbero ostacolarne il percorso. La comunità diventa, quindi, il luogo privilegiato per superare l’alterità attraverso la comunicazione, la condivisione e lo scambio, al fine di fare propri i valori e le conoscenze acquisite passando da una dimensione oggettiva ad una intersoggettiva…

Parlare di educazione senza incorrere in banalizzazioni e stereotipi è un rischio diffuso. Ma quando la riflessione parte da Martin Buber, uno dei maggiori filosofi del secolo scorso, il discorso diventa sì articolato, ma mai retorico, coinvolgente ed affatto scontato. Il saggio, pubblicato nel 1953, raccoglie tre discorsi, uno per ogni fascia d’età (infanzia, età adulta, adolescenza) presentati in altrettante conferenze dal 1925 al 1939. Dopo numerose nuove edizioni e ristampe, la pubblicazione del 2018 (identica alla settima edizione, ritenuta la più fedele e completa) intende rendere accessibile ad un largo pubblico un pensiero sempre attuale e stimolante. Sullo sfondo le radici ebraiche dell’autore che rilancia la necessità di valorizzare la dimensione comunitaria nella quale si esprimono le relazioni e quella spirituale propria della dimensione umana. Il saggio non fornisce mere tecniche di relazione o facili soluzioni, ma invita ad una riflessione più profonda sulla necessità di riconoscere l’altro per vivere l’incontro pedagogico nella maniera più autentica possibile. La lunga introduzione fornisce al lettore le coordinate per orientarsi all’interno di un discorso complesso che necessita uno sforzo nel rivedere, alla luce di quanto proposto, i modelli educativi attuali orientando l’azione educativa verso una reciprocità che è tutta da sperimentare.

 


 

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