Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini

Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini
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Cina, periferia di Shenyang, città a vocazione industriale che a sua volta è situata nella periferia del Paese, nella parte nord-orientale. La famiglia Zhang qui trascorre un’esistenza parca, senza infamia né lode, mentre attorno si innalzano i simulacri decadenti della rivoluzione produttiva, quella del balzo in avanti perseguito come un mantra dal governo di Pechino. Wei sa di avere in mano un tesoro non da poco: l’ultimo sommacco sopravvissuto in città, detto “l’albero che piange” perché ne veniva incisa la corteccia per estrarne una preziosa linfa, la lacca. Oltre a essere sentinella silente, molte storie legano questo albero alla famiglia: il prozio Hou-Chi scrisse A proposito degli alberi, un saggetto filosofico intriso di massime dedicato a Mao e poi sottoposto alla lettura del Comitato centrale del partito comunista. Inoltre i genitori di Wei, Bao e Fang, sono morti diversi anni prima e sono andati a morire fra le possenti radici intrecciate del sommacco, e i loro corpi hanno lasciato un’impronta nell’erba alta. Gli Zhang ambiscono da sempre a riscattare la loro umile dimora dal proprietario, l’inaffidabile signor Fan, e sono sul punto di farlo grazie ai risparmi di una vita, ma improvvisamente un ostacolo spunta sul loro cammino: in un Paese come la Cina sempre alla ricerca ossessiva della modernità c’è un progetto ambizioso che potrebbe violare il territorio, con la conseguente espropriazione e l’abbattimento della casa e dell’albero, con il fine di estrarre dal terreno un metallo rarissimo e di grande valore, il terbio…

Finalista al Premio Goncourt 2015, Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini di Olivier Bleys è un romanzo che a un primo impatto può risultare atipico, perché intriso di suggestioni e atmosfere che solo ciò che è autenticamente orientale può contenere. Non a caso il libro è edito da Edizioni Clichy e inserito nella collana Gare du Nord, che idealmente si propone di restituire la stessa multiculturalità e lo stesso universo composito che emerge dalla stazione ferroviaria parigina. Il ritmo appare sincopato e introspettivo, scandito da diverse storie più che da un continuum narrativo. La narrazione assume a tratti un sapore quasi documentaristico, laddove il realismo e la denuncia delle condizioni della Cina industriale contemporanea prevalgono sui toni fiabeschi e onirici che invece caratterizzano larghe parti del romanzo. Il Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini è soprattutto questo, uno squarcio sul mondo presente, dove con malinconia ma allo stesso tempo con forza indomita e senza rassegnazione si tratta il tema del capitalismo spinto, che vorrebbe calare dall’alto i propri progetti senza sottoporli all’avallo del territorio, senza che il popolo sia d’accordo. Gli Zhang lottano per conservare le proprie radici e il proprio diritto a esistere, e la tematica è drammaticamente attuale se pensiamo alle molteplici opere pubbliche nate per l’interesse di pochi e contro le quali la gente combatte perché rischiano di devastare il territorio. Ne viene fuori un libro sull’umanità e sulla voglia di perseguire uno sviluppo sostenibile, che guardi al futuro senza cancellare millenni di tradizioni e di legami fra uomo e natura.



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