Discorso sul sintomo

Discorso sul sintomo

Di fronte a uno spiazzamento, a uno shock o alle prime avvisaglie di una malattia è abbastanza comune (per non dire inevitabilmente diffuso in quanto pungolo culturale) che il soggetto umano in questione entri in conflitto con un agglomerato di “invasioni” esterne: da una semplice giornata storta agli sbalzi di temperatura, da un litigio o un insuccesso sul lavoro al cibo sbagliato, fino a quelle incomprensioni all'apparenza irrisolvibili ‒ e difficili, impossibili da aggirare – che lo attendono, colgono e opprimono una volta varcata la soglia di casa e di famiglia. Disfunzionalità che il più delle volte abitano gli spazi conflittuali delle relazioni. In una società d’imperante “bioignoranza” e stagnante malessere non è facile sollevare lo sguardo, aprirlo quel tanto che basta per far entrare uno spiraglio di nuova luce e un frammento di un discorso più ampio che scardini la dicotomia soggetto/invasione esterna verso qualcosa che riguarda più a fondo il nostro interno: un riflesso, un rimando, un legame, ciò che ci parla più autenticamente di relazione con gli altri. Nell’antica Grecia le tragedie, la rappresentazione di un conflitto familiare e la relativa catarsi avevano un ruolo decisivo per la società degli uomini. Rappresentare e rappresentarsi all’interno di conflitti non risolti, facendo entrare nel nostro ascolto, quelle parti, quegli organi del corpo-organismo famiglia che allontaniamo, detestiamo, escludiamo, può rappresentare ‒ ancora – un nuovo inizio, scioglimento del conflitto, primo passo verso la guarigione…

Del guarire tratta questo piccolo e denso saggio di Gabriele Policardo (all’interno dell'altrettanto interessante lavoro editoriale e divulgativo dei tipi di Spazio Interiore), formatosi alla scuola fondata e diretta da Bert Hellinger in tema di Biocostellazioni e Pscioterapia sistemica. Un guarire però che va oltre la dualità salute/malattia, e che prende la malattia e il sintomo della stessa come opportunità biologica per guardare in profondo al nostro rapporto con la famiglia d’origine, con i genitori, con gli antenati: con ciò insomma “che è successo prima”, con ciò che per vie anche indirette ci riguarda. Allargando in maniera feconda lo spettro della nostra abitazione, il configurarsi delle nostre radici. Sintomi, dunque, che “interpretati come disfunzioni biologiche, sono in realtà programmi speciali, biologici e sensati, della natura, evolutisi in milioni di anni per favorire la nostra esistenza e il nostro adattamento, giammai qualcosa che intendesse contrastare la vita stessa”. Un ri-pensare la guarigione, per Policardo, attraverso il costante riferimento al lungo lavoro e studio di Bert Hellinger e a un esperire giorno dopo giorno, tramite il contatto con le persone, le Costellazioni familiari e le relative rappresentazioni, l’apertura a “un mondo più vasto e sottile , in cui tutto ciò che accade non è che ‘un movimento creativo dello spirito’, qualcosa cui non ci possiamo sottrarre perché parte integrante del nostro destino […] del modo unico e irripetibile in cui la vita si esprime in noi e attraverso di noi”.



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