Disegnare con gli alberi

Disegnare con gli alberi

Al lago di Orta il piccolo Marco Bay, poi divenuto un importante architetto paesaggista, iniziava a riconoscere un’azalea, ad imparare come ci si comporta con un semenzaio, a potare una siepe. In quel luogo pieno di mondi magici, dalla casetta degli aceri giapponesi alla tenda in ghisa da cui si avvistava tutta la zona, seguiva gli insegnamenti della natura che glieli trasmetteva con leggerezza e giusta severità. Esattamente come i suoi nonni che non gli permettevano di seguire le avventure rocambolesche di John Wayne. Sono gli anni delle “nuotate” nel fienile, degli insegnamenti del custode, di falce e odori primordiali, quella della terra. Gli anni della vera formazione, in cui riempire il proprio bagaglio per un futuro in cui fare dei giardini la sua professione. Prima dei viaggi all’estero, della scoperta di luoghi magici, come il Parc Citroën a Parigi con le sue pergole e i suoi geyser che illuminano la piazza minerale; o quelle “foreste primordiali” che soltanto alla periferia di una città sacra come Kyoto si possono trovare. Alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano scopre, invece, tra gli altri, il grande architetto londinese Sir Geoffrey Jellicoe e per la sua tesi ha la fortuna di incontrarlo. A novant’anni ricorda la sua educazione tra i giardini rinascimentali italiani, lui che trasformerà l’arte, soprattutto quella contemporanea di Klee e Mondrian, in veri capolavori vegetali. Poi sono arrivati gli anni di apprendistato in uno studio milanese, la gavetta, le notti insonni e la voglia di trasformare dislivelli e zone incolte in sentieri e aiuole colorate…

Sin dalla prima pagina, Marco Bay specifica che questo libro è nato con lo stesso atteggiamento con cui vengono creati progetti di giardini. La loro fine non può esistere, così come il racconto degli stessi, perché in costante, o meglio naturale, evoluzione. Ed è evidente che l’autore potrebbe scrivere infiniti trattati sull’argomento perché mosso da una passione incredibile. Camminare con un taccuino e una matita è utile come portare il cellulare con sé per scattare foto, quando si ha molte idee da condividere. Anche le illustrazioni che si incontrano tra i diversi capitoli fanno pensare ad un uomo che con garbo e attenzione raccoglie costantemente frammenti di conoscenza per rimetterli in ordine; e dimostrano le sue abilità di disegnatore capace di creare ombre o zone di luce semplicemente con un veloce tratto della mano. Non è un volume per gli addetti ai lavori, anzi. Il linguaggio crea esattamente quella vicinanza con chi ama la natura senza possedere un attestato o una laura come architetto per esterni o designer del verde. Le radici dell’amore che Bay ha per il suo lavoro sono sottolineate dalle sue stesse parole e risulta quasi emozionante quel ringraziamento costante ai suoi antenati, soprattutto a suo nonno, quell’Intellettuale dell’acqua che insegnava ingegneria naturalistica a Milano. Il dizionario botanico finale con cento piante incontrate sul suo cammino è utile sia per coloro che con gli alberi vogliono imparare a disegnare, vista la sua classificazione in pratiche categorie, tra cui quella poetica del portamento, ma anche per coloro che vogliono rendere più bello il proprio balconcino di casa.



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