Disobbedienza

Disobbedienza
Il Rav, faro e guida spirituale, è morto. Nei suoi occhi era possibile scorgere l’aldilà, e ora che il suo corpo non è più animato dal respiro di Dio la sinagoga è smarrita e c’è bisogno di un nuovo rabbino che guidi la comunità. David è il nipote del Rav. Sua moglie, Esti, è una donna pacata che si rifugia nei suoi silenzi, silenzi che teme perché celano verità scomode e desideri impropri. Esti è lesbica. Il suo amore nasce sotto i rami di un’ortensia in fiore ai tempi del liceo e la investe come un fiume in piena che non sempre sa come arginare. Ama Ronit, figlia del Rav, migrata a New York e assente da Hendon da sei anni e ora tornata per la cerimonia dell’hesped. La ama al di là della sua sessualità, di un amore totalizzante, spirituale e radicato... La Torah contiene il mondo, la Torah è il mondo. È come l’acqua, elemento di vita senza cui ogni cosa sarebbe secca come un guscio, simile ad un deserto dolente senza nessuna idea di luce e misericordia. È un dono ed il popolo ebreo non lo rifiuterà mai, perché chi lo segue sarà salvato...
È tra la comunità ebrea di Hendon, in Inghilterra, e la Grande Mela che si snoda questa storia di disobbedienza, raccontata da una donna che ebrea lo è per davvero. Ed essere ebrei, così come essere gay, non è qualcosa che puoi nascondere, è qualcosa che fa così parte della tua pelle da non poter essere celato agli altri. Naomi Alderman ci accompagna in un incredibile viaggio di fede e di amore al cui termine capiamo che l’unica verità è la libertà di scelta che Dio ci ha concesso e, con essa, la grande possibilità di venire meno a delle regole, di disobbedire. Siamo a metà tra le bestie e gli angeli e la gloria e la tragedia della razza umana derivano dal fatto di essere investiti dalla luce di Dio solo parzialmente. È un cammino in punta di piedi tra la solenne descrizione dei riti dello Shabbat, il confronto tra la gretta mentalità di un popolo che troppo spesso travisa l’insegnamento della Torah macchiandosi di lashon hara e la libertà di essere ciò che siamo realmente, fallibili, tra le spirali del sacro e del profano. Sopra ad ogni atto umano stanno Dio e il libero arbitrio e il grido più veritiero è quello che squarcia il silenzio per lasciare spazio alla nostra vera essenza senza timore, poiché è lui stesso ad averlo permesso donandoci la parola come mezzo per affermarci al di sopra di ogni menzogna. Una scrittura tangibile che unisce tradizione e ritualità, trasgressione e carnalità nel cono di luce che Hashem concede.

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