Dita di dama

Dita di dama
1969, Roma, quartiere di Casal Bertone. Dopo aver trascorso insieme - inseparabili - l’infanzia e l’adolescenza, Francesca e Maria affrontano il primo vero distacco: la prima si iscrive all’Università alla facoltà di Legge, la seconda asseconda suo malgrado il volere della famiglia e inizia a lavorare come operaia in una fabbrica di televisori. Proprio lei, con le dita così sottili, “dita di dama affusolate e veloci”, si trova a confrontarsi ora con un lavoro duro, fatto di fatica fisica, orari massacranti, continui controlli, tempo minimo per le funzioni corporali, il tutto pervaso dalla sensazione di essere “una formica, una cosa minuscola che non vale niente”. A condividere con lei la sua nuova vita, le colleghe: Maria Assunta, che le insegna il mestiere, Nina detta Ninanana, “la morettina in formato tascabile”, ‘Aroscetta, “rossa di testa e di cuore”, Paolona, che in un incidente sul lavoro perde due dita della mano, Briscoletta, una biondina malaticcia che regge a stento il ritmo della fabbrica. L’autunno caldo arriva anche nella loro fabbrica e Maria, che in un primo momento è sopraffatta dagli eventi e sceglie la strada della crumira, si lascia poi coinvolgere fino a diventare delegata FIOM. Un ruolo che complica non poco la sua storia d’amore con Peppe, di professione marcatempo, un giovane dal carattere decisamente docile, spesso vittima di pesanti scherzi da parte delle operaie. L’amicizia di Maria con Francesca, intanto, continua tra alti e bassi: le loro vite tornano ad intrecciarsi in maniera più tangibile solo quando Francesca inizia a collaborare come volontaria all’ufficio vertenze del sindacato. Sullo sfondo di queste vicende, le lotte per l’approvazione dello statuto dei lavoratori, le bombe sui treni, il varo della legge sul divorzio e le manifestazioni degli operai, una su tutte quella di Roma...
Le storie private e la Storia si intrecciano in questo romanzo di Chiara Ingrao, in cui i titoli dei capitoli sono tutti versi danteschi. A conferire maggior vivacità al racconto delle vicende di Maria, la scelta di utilizzare il punto di vista di Francesca nella narrazione e quella di connotare alcuni personaggi, soprattutto la stessa Maria, con un linguaggio dialettale, quasi a voler sottolineare la distanza culturale esistente tra lei e l’amica, distanza che nella trama si accresce sempre di più. L’autrice indica nella postfazione le fonti che ha utilizzato per la stesura del romanzo, chiarendo che molte delle vicende narrate sono realmente accadute e riguardano le operaie della Voxson, una fabbrica di televisori alla periferia di Roma.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER