Dite la vostra, Mr Darcy

Dite la vostra, Mr Darcy

“Come nella vita, nel romanzo l’individuo definisce se stesso in funzione dell’Altro […]. La questione dell’intersoggettività è relativamente recente ma decisiva per l’indagine filosofica, psicologica e sociale, e senz’altro emergente tra Settecento e Ottocento, quando Jane Austen vive e scrive”. Alla luce di questa importante affermazione e utilizzandola come chiave di lettura, i romanzi della scrittrice inglese e, se vogliamo, Orgoglio e pregiudizio nello specifico – dal momento che è il suo romanzo più noto e quello nel quale è consuetudine riconoscere tratti dell’autrice nella protagonista -, rivelano come l’aspetto pubblico, che riguarda società e politica, e quello privato, incentrato su famiglia matrimonio sessualità questione femminile dimensione psicologica, non costituiscano una “dicotomia insormontabile” ma si configurino invece “come un rapporto dinamico che si riflette sulla complessità delle opere letterarie”. In questo rapporto dialettico tra pubblico e privato “avviene l’incontro dell’Io con l’Altro”. Questo concetto dell’intersoggettività, applicabile alla letteratura come alla vita – d’altronde in molti casi, così come appunto in quello di Austen, il romanzo non ne è rappresentazione? – esiste in filosofia e coincide perfettamente con il teorema dell’intersoggettività espresso da Johann Gottlieb Fichte, “L’essere razionale finito non può attribuire a se stesso una libera attività causale nel mondo sensibile senza attribuirla anche ad altri e, quindi, senza ammettere fuori di sé anche altri esseri razionali finiti”. Quando parte della critica evidenzia una “limitatezza di confini del mondo austeniano” ha ragione nel senso che esso è incentrato su dinamiche all’interno di ristretti gruppi sociali ma non tiene conto che Jane Austen è capace di dipingere “magistralmente le peculiarità della piccola e media nobiltà terriera e della borghesia delle piccole città di provincia”, ovvero della sua classe sociale di appartenenza. È necessario, quindi, ricordare che esistono diversi piani di lettura di un romanzo come Orgoglio e pregiudizio, godibile certamente come una delle più belle storie d’amore della letteratura mondiale ma da leggersi anche “alla luce del contesto storico-sociale di appartenenza”, con la considerazione che Austen “pose la vita a fondamento delle sue opere”. Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy sono l’emblema delle dinamiche che costituiscono questa intersoggettività. Si definiscono per mezzo delle loro azioni e delle loro relazioni con l’alterità che avvengono attraverso “reciproco adattamento, riflessioni e autoriflessioni, scelte e scarti. Per giungere all’’accordo pubblico’ tra ‘individui privati’, per superare l’‘orgoglio e il pregiudizio’ e arrivare a comprendere di ‘essersi sbagliati in tutto’ e diventare finalmente maturi” e quindi membri degni della società…

Il pregio di questo agile libriccino di Adalgisa Marrocco – blogger, anglista, traduttrice, autrice di due raccolte di racconti – è quello di illustrare in maniera chiara anche al lettore “comune”, magari appassionato fan di Jean Austen, dinamiche certamente note a chi studia la letteratura inglese. L’autrice, profonda conoscitrice di Jane Austen, della quale ha tradotto molte opere, fornisce infatti strumenti per interpretare le relazioni tra i personaggi dei romanzi cui sono applicati le teorie e i concetti filosofici e antropologici elaborati per spiegare le dinamiche proprie della vita reale. Se la scrittura di Austen “incarna la società inglese a cavallo di due secoli osservata da un punto di vista privilegiato, non solo per la classe sociale cui la Austen appartiene (la vitale lower upper middle-class), ma anche per la situazione della sua stessa famiglia, numerosa e variegata sul piano sociale e professionale” – come scrive Beatrice Battaglia nella Prefazione al volume – è evidente che le sue non sono banali storie d’amore come certa critica – ma anche i lettori più snob – ritiene. Quello che sta più a cuore all’autrice inglese, sottolinea ancora la prefatrice, “non va cercato certo in bocca alle sue narratrici o ai suoi personaggi, ma nella struttura dei suoi romanzi, nella loro forma che è la vera sostanza da cui scaturisce la tanto citata ironia […] che dà corpo a una visione della sua società”. In questo, nell’uso del discorso indiretto, in ancora altri aspetti stilistici e di contenuto, l’opera di Jane Austen si può quindi definire non soltanto letteratura alta ma anche moderna. L’universo intersoggettivo romanzesco è quanto invece sta a cuore sottolineare all’autrice del piccolo saggio che cita fonti assai autorevoli – Bachtin, Fichte, Habermas, Pope, Moretti tra gli altri – per sostenere e argomentare la sua analisi. Un piccolo appunto si potrebbe fare in considerazione di una certa ripetitività che ripropone più e più volte questo medesimo concetto nell’arco delle cento pagine del saggio. La conclusione è dimostrare che in Austen, e soprattutto nel suo – amato da sempre e da tanti – Orgoglio e pregiudizio, vale una regola bellissima, “Io sono Te e Tu sei Me. Così diventiamo Noi, pur rimanendo Io e pur rimanendo Tu”. Come potrebbe essere anche nella vita, alla quale come già detto si applicano le medesime dinamiche relazionali, se fosse sempre bella e facile come un romanzo.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER