Divorati

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Nathan è un fotoreporter. Ora si trova in Ungheria, sta per entrare in una sala operatoria in cui assisterà a un innovativo intervento di chirurgia oncologica: i medici stanno cercando di curare i tumori tramite l’impianto di “semi radioattivi”. E a lui - che dovrà riprendere l’evento - manca tanto il suo macro-obiettivo: avrebbe dovuto immaginare che prestandolo alla sua ragazza Naomi, che fa lo stesso mestiere, difficilmente sarebbe riuscito a riaverlo… Lei, Naomi, è appena arrivata in Francia, per seguire il caso dei coniugi Arosteguy, di cui sta osservando l’appartamento sul pc grazie a una sofisticata webcam: grazie alla qualità dei sensori ha la sensazione di riuscire a captare non solo le immagini e i suoni, ma perfino gli odori dell’aria. Le sembra effettivamente di stare in salotto accanto a loro mentre la donna, Célestine, si rigira una sigaretta fra le mani (ovviamente una Gauloises) e chiacchiera a ruota libera. L’unico problema è che Célestine è morta, di una fine atroce…
Straordinario. Non solo un gran bel romanzo questa prima opera narrativa di David Cronenberg, mostro sacro del cinema horror psicologico (ma meglio si direbbe “psichiatrico”) d’oltreoceano, autore di capolavori come Videodrome e Brood: l’intensità del racconto colpisce, certo, ma quello che prima d’ogni altra cosa stupisce il “cliente affezionato” delle sue tante pellicole è come fin dal primo capoverso ci si renda conto di trovarsi nel suo mondo, segno di una cifra stilistica inequivocabile e folgorante a base di una tecnologia onnipresente e invasiva (ad ogni angolo si inciampa in sigle, brand, modelli di prodotti hardware e software), di una realtà virtuale che si interseca a quella reale fino a confondersi (tema caro a Philip K. Dick, non a caso citato nel volume),  dell’ossessione per la proliferazione della “nuova carne” (il cancro, in primo luogo, ma anche l’ibridazione con la macchina, già magistralmente delineata in Crash sulle orme di James Ballard), di una razionalità ipertrofica costretta a segnare il passo di fronte alla ribellione silenziosa ma devastante della materia (Rabid). C’è questo e molto di più nell’esordio in libreria di un autore che pur trattando lo stesso materiale immaginifico da svariate decine d’anni non ha perso né l’originalità né la grinta. Quando ho letto in copertina il parere dello scrittore Bruce Wagner, secondo il quale Cronenberg sarebbe l’erede non solo di Borges ma perfino di Cronenberg stesso, ho sorriso pensando: “Le solite esagerazioni”. Ma, accidenti: aveva ragione.

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