Divorzio a Buda

Ultimo esponente della piccola nobiltà ungherese, il giovane magistrato Kristof Komives conduce una vita professionale e privata rispettabile e improntata alla più rigorosa rettitudine morale. Severo e integerrimo nell’adempimento delle proprie funzioni pubbliche, il suo comportamento non è meno irreprensibile anche in ambito famigliare. È sposato da nove anni con Herta Wiesmeyer, la bella e raffinata figlia di un generale austriaco dalla quale ha avuto due bambini. La loro residenza è posta sulle alture dell’antica Buda, in una condizione appartata e protetta, lontana dai clangori e dal gaudente affannarsi di quella nuova civiltà a cui non ha alcuna intenzione di adeguarsi. Chiuso a pugno tra le ombre di un’epoca al tramonto dinanzi a un mondo che sempre più gli pare insensato, l’uomo coltiva i riti della tradizione con rassegnata e laconica devozione. Sulla sua scrivania giace il fascicolo di un processo in cui sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di separazione coniugale presentata da due lontane conoscenze. Una donna fugacemente conosciuta quando ancora egli era ancora celibe e un ex compagno di scuola, Imre Greiner, che la notte prima dell’udienza compare nella sua abitazione, in preda alla disperata ricerca di una risposta liberatoria che può ricevere solo da Kristof Komives…
Artefice di una scrittura sontuosa, elegante, di prodigiosa ricchezza lessicale che costituisce la cifra stilistica ricorrente di tutte le sue opere, Sándor Márai ne distende la caratura anche in questo libro del 1935 che Laura Sgarioto versa nella nostra lingua mantenendo invariata la forza ammaliante del suo incanto. Nella prima parte il grande romanziere ungherese si dilunga a raccontare la vita del giudice in modo preciso e minuzioso, forte della convinzione che possa risultare avvincente solo ciò che viene approfondito in ogni singolo dettaglio. Per poi cedere spazio, nella seconda, a uno di quei lunghi monologhi a lui molto cari, nel corso del quale viene snodata dal Imre Greiner l’invisibile fatalità di un triangolo amoroso da cui i tre protagonisti sono stati segnati senza consapevolezza. Al centro della riflessione del testo vi sono, di fatto, il dispiegarsi lento e imprevedibile della trama del destino e l’impossibilità di individuare il punto esatto in cui essa riesce a disarmare la volontà umana. Temi che conducono il lettore in un territorio complesso e affascinante, tra anse e risvolti sorprendenti, strade interrotte e impensate continuità. Ma anche nella Budapest dei primi anni del XX secolo, dove alle forze dilaganti della nuova società il romanzo sembra opporre in qualche modo, fra gli altri, una corazza di ideali e un atteggiamento di vita che il protagonista, al pari di Sándor Márai, ha ereditato dai suoi antenati. E sui quali, in qualche modo, si appoggia nella pur sconsolata constatazione di questa sua impotenza.

 

 

 
 
 
 
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