Dizionario delle cose perdute

Dizionario delle cose perdute
“Quanti, nella vita, hanno indossato le maglie di lana? Se non sei di quelli che hanno il fisico bestiale, un uomo che non deve chiedere mai e che porta anche in pieno inverno camicie sottili come un velo d’uovo aperte fino all’ombelico, se non sei un seal o un sergente dei marines provato da mille sbarchi, certo, le hai indossate. Molti, anche se di nascosto, le hanno indossate”. L’ode, se così possiamo definirla, alla maglia di lana ricorda in qualche modo la vicenda dell’agognata ricerca del magico vello d’oro in cui furono coinvolti Giasone e i suoi argonauti. Il sapore di cose ormai perse a causa del progresso o di abitudini che cambiano, viene invece riportato magistralmente in queste pagine. Quando ci si divertiva con poco: “Ma siamo sicuri che le Playstation o i vari giochi elettronici manovrati con stupefacente abilità dai bambini contemporanei siano superiori ai giochi che praticavano i ragazzi di una volta, giochi, ahimè, scomparsi e lasciati in un passato non tanto, poi, così remoto?”. Inizia così una descrizione di giornate afose in cui l’unico divertimento era giocare con i “coperchini”(i tappi di latta delle bibite) che i ragazzi rubavano dal pattume scambiandoli tra loro come atavici tesori da nascondere gelosamente. Arrivando infine a descrivere elettrodomestici o oggetti di uso quotidiano (come ad esempio le siringhe di vetro da sterilizzare ad ogni utilizzo) che alle nuove generazioni appaiono come strumenti fantastici derivati dal genio di qualche scrittore di Fantasy…
Il libro inizia con la dedica che lo scrittore fa a suo fratello deceduto a cinquantasei anni, qualche anno prima che il cantautore perdesse la madre, i due eventi hanno contribuito a modificare l’allegro carattere del musicista ritiratosi ormai da anni sull’Appennino Emiliano. Forse per i suoi retaggi e i suoi ricordi legati fortemente al passato, Guccini crea libri che hanno un sapore antico. Lo fa in un modo così “caldo” e coinvolgente da sembrare un anziano cantastorie, di quelli che un tempo giravano per le piazze diffondendo in rima notizie di attualità. Lo scrittore quindi eviscera ricordi d’infanzia  legati ad oggetti o a profumi particolari sottomessi ormai da nuove tecnologie, persi nella memoria dei pochi anziani che rimangono in vita. Ma cosa succederà quando anche l’ultimo anziano morirà? Cosa ne sarà di tutti questi ricordi?

 

 

 

 
 
 
 
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