Documenti, prego

Documenti, prego

Un uomo che ormai passa più tempo in albergo e in autostrada che a casa. Ha una villetta con un piccolo giardino in quella che una volta era periferia ed è ormai una città satellite, una moglie e un figlio convinto che le foglie gli parlino. Sta tornando dall’ennesimo viaggio di lavoro, lui è nel settore alimentare dell’azienda, i colleghi con cui viaggia sono uno nell’arredamento e l’altro nella cartoleria. L’autostrada è un lungo rettilineo punteggiato ai lati dalle luci delle case, delle fabbriche. Come sempre, chilometro dopo chilometro, l’euforia per gli affari conclusi lascia il posto alla stanchezza e forse è il caso di fermarsi per un caffè. All’autogrill non manca molto e quando arrivano il collega che guida posteggia distrattamente nel posto riservato ai disabili, l’uomo se ne accorge ma il parcheggio è praticamente vuoto, registra il fatto ma a quell’ora di notte non lo ritiene grave e quindi tace. Mentre aspettano il caffè, una macchina si ferma dietro la loro, ne scendono due uomini, uno si direbbe un autista, tanto è vero che poi apre la porta dell’autogrill al personaggio che è sceso dal sedile posteriore. Un tipo ordinario, con cappotto e una coppola sembrerebbe, ma cambia tutto quando si avvicina e, se pure con un mezzo sorriso, chiede ai tre chi sia il disabile. L’uomo risponde minimizzando che non c’è nessun disabile, ammette che effettivamente non si dovrebbe ma insomma, ci sono posti più che in abbondanza e comunque si tratta di una sosta brevissima. Il viso del tipo con la coppola mantiene il mezzo sorriso comprensivo a dispetto della frase che pronuncia: “Documenti, prego”…

Una frase banalissima, che ognuno di noi si è sentito rivolgere chissà quante volte incappando in una pattuglia per strada. Non così banale se inserita in un diverso contesto, se detta da qualcuno che non indossa una divisa e non si qualifica. Ancora più inquietante se una volta preso in mano il tuo documento il misterioso individuo ti dice che è scaduto e devi seguirlo. Quello che accade dopo è un susseguirsi di azioni e controazioni tese a cambiare la realtà – o forse l’incubo – che l’uomo sta vivendo. L’idea, ha dichiarato Vitali in una recente intervista, gli è venuta quando ha vissuto, almeno per la parte iniziale, la stessa esperienza: commettere una piccola infrazione e scoprire di avere i documenti scaduti, poi la sua fantasia ha fatto il resto. Di certo qui c’è la voglia di uscire da Bellano, di scrivere qualcosa di diverso. È kafkiano questo romanzo breve, una storia assurda che si presta a mille interpretazioni, una storia sul paradosso della giustizia, la possibilità di entrare in un loop senza via d’uscita a causa di un minuscolo inciampo. O forse l’impossibilità di sfuggire al proprio destino. Addirittura si potrebbe pensare a una sorta di riflessione su come per quanto ci si creda innocenti in realtà non lo si è mai del tutto. Su come prima o poi siamo chiamati a rispondere delle nostre azioni. Il tutto descritto con la consueta e ormai risaputa abilità nello scrivere, creando emozioni e stati d’animo assai diversi dai “soliti” romanzi di Vitali: là ironia e nostalgia, qui un altalenare dall’angoscia al sollievo senza soluzione di continuità. E, forse, senza speranza.



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