Dodici ricordi e un segreto

Dodici ricordi e un segreto
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Aura è appena rientrata a casa dall’Irlanda, dove ha trascorso un anno come au-pair. Alle spalle si era lasciata Torino, un corso universitario interrotto a metà e la famiglia, se così si può chiamare la convivenza tra un nonno, una madre-bambina e una figlia scostante. In realtà c’è anche Guglielmo, che non è un consanguineo né vive con loro, ma in quanto migliore amico di sua madre Isabella è praticamente un fratello maggiore. Guglielmo era presente quando Aura venne al mondo prematura e coperta di peluria e le fu affibbiato l’affettuoso soprannome di “Scimmia”; e Guglielmo è anche il primo che Aura vuole incontrare al suo rientro e ormai l’unico con il quale sente di potersi confidare. Prima della partenza c’era nonno Attilio per Aura, ex maestro che ha cresciuto Isabella e la nipote da solo, ma ora che Emme se l’è preso, vederlo per Aura è diventato impossibile. Emme è l’Alzheimer e di fronte ai primi segnali della malattia e alla volontà di Aura di partire per l’Irlanda c’è stata solo una cosa che Attilio ha potuto fare: affidare alla nipote il ruolo di “addetta al ricordo” e farle promettere che mai lo sarebbe andato a cercare una volta rientrata a Torino. Aura era andata fiera della richiesta del nonno, le sembrava di essere stata coraggiosa a promettere e partire; ora che il nonno è rinchiuso in una casa di riposo chissà dove sa però di essere stata una sciocca. A complicare la situazione ci si mette anche Isabella, che vuole farle conoscere a tutti i costi il suo nuovo compagno Sergio e il figlio Tomaso. Così mentre Aura si riappropria con difficoltà della sua vecchia vita e l’assenza di nonno Attilio si fa ogni giorno più insostenibile, ecco che di lui prendono ad affiorare ricordi e segreti…

Frutto di una notte di amore tra sua madre diciottenne e un uomo francese, Aura non ha mai conosciuto il padre, ma ha trovato in nonno Attilio un valido sostituto. Vedovo prematuramente e forse non abbastanza presente con la figlia Isabella, Attilio ha visto in Aura un’occasione di riscatto per gli errori commessi come genitore. Il tenero rapporto tra nipote e nonno non è solo il pretesto narrativo da cui le vicende hanno inizio, ma la spina dorsale di questo romanzo. Per tutto il libro Aura rincorre l’assenza del nonno e si confronta con essa e con i ricordi che lui ha disseminato intorno a sé: è tramite i ricordi che Aura si apre all’amore, alla felicità e alla vita stessa, trasformandosi da bambina ferita in donna consapevole. Enrica Tesio compie un lavoro di scrittura notevole, pulito e netto. Ogni parola è pesata e non ci sono elementi di troppo a disturbare un ritmo narrativo perfetto: le vicende si consumano in un cerchio senza sbavature. A soffrire però di tanta misuratezza sono i protagonisti che spesso parlano per assunti e faticano a liberarsi delle rispettive etichette: Isabella è la frivola madre infantile che cerca conferme nell’amore degli uomini; Tomaso è il figlio intellettualmente dotato che nasconde il rancore per un padre assente dietro la facciata di studente modello; persino Aura, nonostante il nistagmo che vorrebbe farla apparire fuori dall’ordinario, rimane incasellata nel ruolo di ventenne troppo matura per la sua età che tiene il prossimo a distanza di battute sarcastiche per paura di mostrarsi fragile. Pur con le sue pecche, Dodici ricordi e un segreto sa regalare al lettore tutte le emozioni che ci si aspetterebbe da un libro sui legami famigliari: fa gioire, rattrista, fa palpitare il cuore e soprattutto fa ben sperare sui prossimi lavori di Enrica Tesio.



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