Dolcissima abitudine

Dolcissima abitudine

Pietra Cavallero, in arte Rosa, è alla stazione di Torino in una fredda mattina di novembre ad aspettare il treno per Chivasso. Sta andando al funerale di Aldo e spera di essere presto di ritorno. Non ha granché da fare e con la morte di Aldo men che meno, poiché con lui finisce la sua carriera di cinquant’anni di marchette. Lo ha incontrato l’ultima volta tre mesi prima quando lui le aveva confessato che gli rimaneva poco tempo da vivere. Adesso, con l’ultimo cliente passato a miglior vita, Rosa sente che è arrivato il momento di ricongiungere passato e futuro. Ed è da suo figlio che deve cominciare. I corpi degli uomini che ha avuto li conosce uno ad uno, ma non ha esperienza di quello di suo figlio. Il figlio che le hanno fatto partorire a sedici anni, comprato per cinquecentomila lire da Capramozza, un poliziotto corrotto. Colui che ha sempre preteso soldi, da lei e la madre Renata – entrambe puttane – per proteggerle, quando ha avuto bisogno di un figlio, ha comprato quello di Rosa. Sono gli anni Cinquanta quando Rosa, tredici anni, si ritrova a guardare dal buco della serratura mentre la madre intrattiene i clienti, per imparare il mestiere. È quello il suo destino a differenza della sorella Angelica, indirizzata a ben altre strade, ai libri e all’insegnamento. “Chi decide che cosa si diventa?” La libertà è una bellissima parola ma è solo finzione, un’illusione”. Non c’è scampo, sceglierà di fare la puttana e, a volte le piacerà anche, ma Rosa, pur essendo analfabeta, è intelligente e capisce che si deve proteggere. Comincia ad investire nel mattone che è sempre una sicurezza. È brava a risparmiare ogni quattrino guadagnato con il suo corpo e grazie a questo, oggi vive una vita agiata, una vecchiaia da ricca. Rosa lo ha venduto suo figlio, ma lo segue negli anni e sa di lui ogni cosa. Questo figlio che non ha nemmeno un nome, come se non gli fosse concesso di avere un’identità precisa dal momento che gli hanno sempre mentito tutti…

La storia personale di Rosa, con tutti i personaggi che negli anni l’hanno incontrata, si unisce a qualche decennio di storia italiana (il 1969 a Torino con le prime proteste degli studenti, la strage di Piazza Fontana a Milano, l’abolizione del reato di adulterio, e via a seguire fino al diritto di aborto, l’abolizione del delitto d’onore, Falcone e Borsellino e la politica). E non risparmia emozioni, spinge verso l’abisso nel quale può essere facile perdersi – ma non succede mai. Ogni volta che si crede di cadere nel baratro di una vita consumata negli amplessi, si aprono le finestre sul secondo novecento e attraverso la storia di Rosa si racconta di noi. Alberto Schiavone torna in libreria con un nuovo romanzo crudo ma realistico. Non risparmia ai lettori la descrizione del mestiere di una prostituta ma lo fa con delicatezza, senza indulgere sui particolari per non lasciare spazio a voyeurismi di alcun genere. Ha pubblicato i romanzi La libreria dell’armadillo, Nessuna carezza e con Ogni spazio felice ha vinto il Premio Fiesole Narrativa under 40 ed è stato finalista al premio Stresa. “A nessuno interessa la verità. L’ammaliante mistero è la migliore opera che segue e coltiva la mente”.



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