Dolore

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Un dolore lancinante al bacino: sembra che dall’incidente siano passati minuti e non anni. Quando nemmeno gli antidolorifici bastano più bisogna avere il coraggio di affrontarlo, il dolore. Magari ripensando a quella giornata drammatica, con il terrorista che fa detonare un autobus mandando in frantumi lamiere e ossa. Quella mattina, a portare i bambini a scuola, sarebbe dovuto andare Michi ma aveva avuto un’urgenza al lavoro. Che strano, a ripensarci dopo tanto tempo: come mai era pronto così presto? Pareva che fosse vestito prima ancora di ricevere la telefonata che reclamava la sua presenza. C’è da sospettare o sono solo suggestioni? Fortuna comunque che, nella disgrazia, Omer e Alma non fossero in macchina con Iris perché erano già a scuola. In ogni caso, ora serve un controllo medico da uno specialista in terapie del dolore: se dopo tanto tempo le vecchie suture tornano con prepotenza a dolere, qualcosa di strano c’è. Strano come incontrare, in quello studio medico, Eitan, lo specialista tra le cui braccia è proprio l’insolita proattività di Michi a spingerla. Eitan, l’amore dell’adolescenza, l’amore totalizzante che si era concluso, dopo anni di romantica e assoluta dedizione, con un clamoroso benservito da parte di lui. Ma stavolta le cose paiono pronte a cambiare: lui la riconosce e l’antica fiamma si riaccende, Iris torna da me, le scrive in romantici e appassionati messaggi. Però adesso Iris è una madre e i suoi figli hanno bisogno di lei…

Straordinaria letteratura israeliana. Calma ma mutevole come il deserto. Questo è un romanzo d’amore, certo. Anzi, di non amore, di amore negato o di amore diverso. Ripropone temi certo già visti, per esempio l’eterna diatriba tra la passione travolgente degli inizi (o della gioventù) e la più piatta complicità di una relazione matura (o dell’età adulta). Poi la seconda occasione, il carpe diem, il sacrificio che storicamente le donne s’impongono immolandosi alla famiglia. Eppure qui questi aspetti sono trattati in una maniera abrasiva appunto, come la sabbia. Alcuni detrattori accusano il testo di galleggiare sopra aspetti sociologici tipici del mondo israeliano. In verità, quei temi sono addirittura vissuti e non solo raccontati: Iris è vittima di un attacco kamikaze, dopo il quale la normalità riprende il sopravvento con quell’abitudine al dolore che solo chi vive in stato di guerra può avere. La difficile integrazione tra israeliani e arabi è adombrata solo in quanto parte integrante della quotidianità della protagonista. Senza aspettarsi un trattato, seguiamo con semplicità una storia in cui, tolte bombe e caldo torrido, possiamo o potremmo scrivere il nome di molte di noi.



 

 

 

 

 
 
 
 

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