Dolorosa soror

Florence ha diciannove anni e sta radicalmente mettendo in discussione la propria sessualità quando incontra JP. È già ben consapevole di non amare gli uomini, anzi di detestarli a tratti soprattutto per i loro goffi, violenti, arroganti tentativi di dispensare orgasmi vaginali; ha avuto due ragazzi, con l’ultimo ha fatto sesso tre volte, “una per provare, l’altra per convincersi, la terza per chiudere”. Non ha ancora esplorato a fondo le proprie inclinazioni omosessuali, ma è piuttosto sicura della propria pederastia. Ama gli uomini solo attraverso la propria parte maschile, il doppio che alberga dentro di lei, aggrovigliato tra i nodi di una personalità ancora acerba. JP è l’uomo che la svelerà a se stessa in tutte le sfaccettature, il veicolo che le fa scoprire il dolore, l’abiezione, l’umiliazione di sé come fonti di estasi assoluta; le insegna a trarre dal perfetto strumento di piacere che il suo corpo (fino ad allora reticente all’orgasmo) si rivela, gli accordi ruvidi a cui aveva sempre anelato senza esserne pienamente cosciente. Il loro rapporto evolve presto in un il triangolo con l’aggiungersi di Nathalie al ménage. Florence si innamora selvaggiamente di Nathalie e le dimostra la propria passione riverberando su di lei, amplificate, le torture di cui è oggetto da parte di JP. Ancora una volta esplorando il proprio doppio maschile, stavolta in rapporto ad una donna. JP si trasforma nel breve volgere di alcune pagine da attore protagonista in effimero scenografo, ideatore di coreografie erotiche;  il rapporto tra le due donne diventa preponderante, occupa la scena, invade le pagine: dilagante, deflagrante…
Florence analizza se stessa, Nathalie e le forze che hanno dominato le loro vite in maniera spietata, scarnificante. I loro corpi segnati a cui nulla viene risparmiato, le sensazioni da cui si lasciano invadere nell’esplorare il dolore, il rapporto con gli archetipi freudiani della sessualità femminile. La voce di JP interviene nel racconto attraverso alcune note a margine del testo di Florence e la sua voce è determinante per instillare dubbi, questionare asserzioni e squarciare veli di Maya sulla vita di Nathalie e su quella della stessa Florence, lasciando intravedere ombre che l’autrice non sembra in grado di affrontare da sola. La storia complessa delle due donne, il cui ordito si intuisce a poco a poco, disegnando le complesse  ragnatele di rapporti più o meno fugaci, più o meno dolorosi, più o meno agghiaccianti che avvolgono i loro vissuti, è illuminante nel senso più completo del termine, non un semplice catalogo semiautobiografico di perversioni, ma la narrazione dolorosa, graffiante, di due anime ulcerate, di due corpi “senza pelle”, ridotti a recettori del dolore in tutte le sue forme, e a puri terminali di piacere. La sofferenza fisica viene sopportata fino allo stremo, finché il cervello incapace di tollerare oltre, nega l’insopportabile realtà del dolore, trasmettendo al corpo il messaggio contrario. Le lacerazioni che costellano la pelle delle due donne sono, oltre che veicoli di piacere,  fessure attraverso cui vengono spurgate le piaghe  dell’anima, gli abusi morali e fisici, i traumi profondi. La ricerca sulle rispettive sensualità che impegna Florence e Nathalie va molto oltre il mero rincorrersi degli orgasmi,  coinvolge costantemente il lettore non semplicemente titillandone la libido attraverso il pur massiccio coinvolgimento di tutti e cinque i sensi, ma sfidandolo a trascendere i limiti mentali, i pregiudizi, le ossessioni, le idiosincrasie, i luoghi comuni, ad accompagnare l’agghiacciante percorso di Nathalie alla ricerca della morte.

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